Partita la gara dell’Ape sociale

Scritto il alle 09:28 da clinguella@finanza

Quando ormai si erano perse tutte le speranze, il 16 giugno 2017 sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale i famosi decreti attuativi per la concessione dell’Ape sociale e dei giovani precoci, cioè coloro che hanno almeno un anno di lavoro prima del compimento dei 19 anni.

Con altrettanta velocità l’Inps che le aveva già approntate,ha pubblicato le circolari operative n. 99/17 e n. 100/17 , devo dire anche in maniera sufficientemente comprensibili dalle persone normali, e da oggi ci sarà un attacco massiccio e caotico alle sedi inps ai call center ed infine ai patronati. D’altra parte i tempi sono ancora più ristretti di quelli previsti, scadranno il 15/7/2017 ma i decreti sarebbero dovuti uscire già a fine aprile, non a fine giugno. Di chi è la colpa di questo ritardo, visto che già dalla firma dell’accordo sindacati governo del 28 settembre 2016 si poteva cominciare a fare il drafting dei provvedimenti? Dei tempi tecnici potrebbe essere la risposta. C’è la prima stesura, poi la Ragioneria generale ci mette la sua poi la presidenza del Consiglio, poi il parere del Consiglio di Stato , il visto della Corte dei Conti, la pubblicazione in GU  e le circolari Inps. Ma è vano pensare che quando su stabiliscono termini iniziali di decorrenza si debbano preventivamente calcolare e abbondantemente, i tempi tecnici. Si, sarà vano pensarlo!

Sull’Ape volontaria siamo ancora in altissimo mare perché manca ancora un accordo con le banche, quelle non in dissesto ovviamente, e con le assicurazioni. Speriamo che per il 2018 si farà in tempo.

 

i termini della questione e delle procedure sono state illustrate da tutti i mass media e quindi non c’è bisogno di dilungarsi. Alcune considerazioni p. Di carattere positivo è il le di inversione di tendenza. Dopo venti anni dalla legge Dini siamo di fronte al primo provvedimento che sule pensioni concede e non penalizza, poi magari  c’è il fatto che l’Ape sociale non è per tutti, una una vincita alla lotteria, perché i richiedenti sono stimati in 200.000 ed i fondi stanziati bastano per 35.000. Ma intanto si è stabilito un criterio di differenziazione che si spera possa diventare generalizzato (già si parla in giro che dal 2019 l’età pensionabile sarà portata a 67 anni!).

Inltre si riconosce che i lavori non sono tutti uguali e che meritano una differenziazione per l’età di pensionamento.

infine c’è la differenziazione della causa della concessione anche rispetto ai contributi richiesti. Chi è invalido o accudisce un invalido bastano 30 di contributi maturati in Italia, mentre negli altri casi ne occorrono 36.

Occorre da subito però aumentare gli stanziamenti per aumentare la platea delle concessioni e includere anche quei lavori gravosi che oggi  per necessità di bilancio ne sono esclusi.

Camillo Linguella

 

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