CNA: Solo il 25% dei pensionati si dice in grado di sostenersi

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La Cna, la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa ha reso noto il 23 agosto 2017 una indagine condotta da Swg sui pensionati.
Dal Rapporto emergono immediatamente due cose apparentemente contraddittorie: solo il 25% ritiene di avere pensioni adeguate, e nonostante ciò si dichiarano fiduciosi per il futuro, anche se la metà degli anziani è insoddisfatta della vita che conduce. Gli interventi governativi che potrebbero contribuire a migliorarla sono individuati nella diminuzione della pressione fiscale sulle pensioni, sull’ aumento degli assegni minimi di 80 euro e incrementare la quattordicesima. E, inoltre, occorre modificare il “paniere dei beni” sul quale si calcola il costo della vita, inserendo più beni acquistati d’abitudine dai pensionati. Difficilmente questi desideri saranno realizzabili anche perchè la prossima legge finanziaria è stutta sbilanciata sui giovani, ma solo fino a 29/32 anni. L’equità vorrebbe che si trovasse un punto di equilibrio fra le esigenze dei giovani e quelle dei vecchi senza mettere gli uno contro gli altri. Senza dimenticare le prossime elezioni dove i pensionati sono in maggioranza.
In dettaglio, il 15% degli interpellati è fiducioso (mentre la media nazionale si ferma all’8%) e un altro 17% è comunque orientato positivamente. Il 39% è convinto che la situazione possa ancora peggiorare, mentre il 52% è decisamente pessimista.
Il 51% degli anziani sostiene di vivere male contro un 49% che pensa “positivo”. Una valutazione largamente influenzata, com’è ovvio, dal reddito. Solo il 12% di quanti percepiscono un assegno inferiore ai 750 euro mensili è soddisfatto della qualità della propria vita contro il 65% di quanti ritirano una pensione superiore ai 1750 euro.
Il 52% degli interpellati è convinto che negli ultimi cinque anni il proprio tenore di vita sia rimasto immutato, il 2% ritiene lo ritiene migliorato e il 46% peggiorato. Se si allunga l’arco temporale del confronto a dieci anni, la quota di anziani che ritiene peggiorato (molto o poco) il proprio tenore di vita sale al 67%.
Il 41% dei pensionati valuta la propria situazione economica attuale buona (in perfetta media nazionale), il 25% normale (italiani al 41%) e il 33% difficile. Solo il 25%, però, si dice in grado di sostenere economicamente la famiglia con le entrate correnti, un altro 29% ci riesce perché può contare su altri redditi e il residuo 46% abitualmente non ce la fa.
Quasi tre anziani su quattro (il 74%) si sentono in credito con lo Stato e la stragrande maggioranza (79%) non ha mai pensato di trasferirsi all’estero.

I timori
Il 47% dei pensionati pone in cima alle proprie preoccupazioni la malattia, il 29% la perdita dell’autonomia e dell’autosufficienza, il 19% la perdita della capacità di ragionare e di capire.
In futuro, gli anziani vorrebbero prima di tutto avere/occuparsi dei nipoti (37%) con, a distanza, tornare a uno stile di vita più vicino alla natura e alle vecchie tradizioni (14%) e coltivare nuovi passatempi e nuove passioni (13%).
Il rapporto con le nuove tecnologie
Aperto e senz’altro migliore di tanti luoghi comuni appare il rapporto tra pensionati e tecnologia. Il 39% ne fa uso quotidiano, il 13% non di continuo, il 48% raramente o mai. Ma il 58% è persuaso della necessità della tecnologia nella situazione attuale contro il 42% di refrattari. E il 36% se ne dichiara entusiasta contro un 22% di insensibili ai richiami.

La necessità del secondo pilastro complementare

La percentuale non esaltante  del 25 % dei pensionati, un quarto del totale, che ritiene di avere una pensione adeguata alle necessità di vita,  riporta il discorso sulla previdenza complementare e della sua necessità. Se si fosse diffusa adeguatamente, forse questa percentuale del 25% sarebbe molto più alta.
Varata con una grossa battaglia pubblicitaria che ora si pensa di ripetere, nel 2007, dopo un primo lancio nel 1993 che praticamente non aveva prodotto alcun risultato, oggi il secondo pilastro è ancora in mezzo al guado. Allora, pensando di catturare chissà quanti sprovveduti, fu utilizzato lo strumento del “silenzio assenso” che comportò solamente 70.000 adesioni in più a dimostrazione palese che i dipendenti tanto sprovveduti non sono.
Vedremo che risultati migliorativi apporterà la recente legge sulla concorrenza e sul mercato appena approvata ( L. 124/2017), ma senza farsi eccessive illusioni. Dal 2007 ad oggi sono passati 10 anni e fra gli iscritti andati in pensione, solo pochi hanno optato per la rendita complementare piena. Il più delle volte gli aderenti hanno chiesto il 50% del montante in rendita ed il rimanente 50% in unica soluzione. Nel futuro la percentuale di coloro che maturano il diritto alla pensione complementare aumenterà,  si tratterà sempre di fasce marginali della popolazione. Ma che comunque a fianco della pensione Inps percepiranno un assegno aggiuntivo calcolato su un montante più congruo del Tfr.

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