Le pensioni flax rate e la complementare

Scritto il alle 08:48 da clinguella@finanza

Il reddito di cittadinanza è una sorta di Reddito di Inclusione (REI) di più vasta portata e teoricamente di maggiore impatto economico. Il Rei invece è una misura di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale introdotta a decorrere dal 1° gennaio 2018.
Tale misura prevede un beneficio economico erogato attraverso l’attribuzione di una carta prepagata ed è subordinata alla valutazione della situazione economica e all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa.
Il beneficio economico sarà erogato per un massimo di 18 mesi, dai quali saranno sottratte le eventuali mensilità di Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) percepite.
Il nucleo richiedente dovrà soddisfare specifici requisiti di residenza e anagrafici, economici, di composizione del nucleo familiare e di compatibilità, specificamente dettagliati.
L’ammontare dell’importo è correlato al numero dei componenti del nucleo familiare e tiene conto di eventuali trattamenti assistenziali e redditi in capo al nucleo stesso. In ogni caso, l’importo complessivo annuo non può superare quello dell’assegno sociale ( 5.824 euro, 448 mensile).
Invece oggi il cittadino che ha compiuto 66 anni e 7 mesi ha diritto se senza reddito all’assegno sociale di 448 euro mensili. L’assegno sociale è una sorta di pensione flat rate, nel senso che viene riconosciuta, se sprovvisti di reddito, a prescindere dai contributi versati.
La discussione teorica che si fa da tempo, risalita in primo piano in coincidenza del reddito di cittadinanza e se quest’ultimo, una volta realizzato ricomprenda anche una pensione di cittadinanza, flat rate appunto, oppure, il capitolo previdenza sarà una cosa a parte e quindi a fianco alla programmata abolizione della Fornero, che poi abolizione non è, ma un semplice aggiustamento ( quota 100, 41 anni di contributi ecc…) si dovrà aprire il capitolo della pensione di base (flat rate non contributiva ), della pensione di garanzia ( a base contributiva) e di rilancio della previdenza complementare perché è ovvio che gli sforzi economici debbano essere doverosamente calibrati fra la previdenza pubblica e quella privata per motivi di sostenibilità economica del sistema ( pensionistico)..
Ma rispetto alla pensione di secondo pilastro, dall’ultimo rapporto della Covip non vengono notizie rassicuranti. Non solo perché il 23% degli aderenti ha smesso di versare la contribuzione ai Fondi Pensione, ma soprattutto perché risulta che gli aderenti a tutte le forme di previdenza complementare, versano in media meno di 3000 euro all’anno, circa 250 euro al mese, che per una coppia entrambi iscritti diventano 500, una cifra considerevole.
Ma se noi guardiamo all’importo limite di deducibilità dalle tasse previsto per gli iscritti ai Fondi Pensione o Pip, che è di 5.164 euro annui, siamo al di sotto di quello preventivato. E’ ovvio che nell’individuazione di quest’importo si faceva riferimento ad una soglia tale che fosse sufficiente per maturare una rendita di un importo sufficiente per integrare concretamente la pensione obbligatoria. Forse così non è, ma per fare una giusta valutazione bisognerà vedere i provvedimenti concreti che saranno adottati per le pensioni e la previdenza, ma intanto poic+ la previdenza complementare comunque costituisce un salvadanaio individuale, è meglio tenerla sempre in debita considerazione.

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