Assofondi: l’adesione contrattuale è importante ma non basta

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Il presidente della Covip Mario Padula, la direttrice del Comitato per l’Educazione Finanziaria Annamaria Lusardi, il segretario generale aggiunto della Cisl Luigi Sbarra, hanno partecipato all’Assemblea 2018, tenutasi a Roma ìl giorno 11 dicembre 2018. Assofondipensione, l’associazione dei fondi negoziali italiani, nata nel 2003 per opera delle principali organizzazioni di rappresentanza delle imprese e dei lavoratori (Confindustria, Confcommercio, Confservizi, Confcooperative, Legacoop, Agci, e Cgil, Cisl, Uil e Ugl)..
Ha aperto i lavori il presidente dell’Associazione Giovanni Maggi e li ha chiuso il vicepresidente Roberto Ghiselli.
Proprio nei giorni che vedono al centro del dibattito politico e parlamentare la riforma del sistema pensionistico, il presidente di Assofondipensione Giovanni Maggi ha presentato un piano straordinario per il rilancio delle adesioni dei lavoratori dipendenti, che nel 2018 hanno complessivamente raggiunto quasi 3 milioni di iscritti, ma mancano ancora i lavoratori atipici, gli autonomi, la piccola impresa, restano al palo i giovani: a fine 2017 solo il 19% degli under 34 aveva optato per la previdenza complementare, oltre un terzo in meno rispetto alle fasce più anziane. Altro obiettivo è quello di rendere più solido tutto il sistema della previdenza complementare, allargando la missione dei fondi negoziali alla copertura di bisogni più ampi di welfare.
Nel presentare i numeri del bilancio, positivo dei fondi pensione negoziali, vincenti in termini di rendimenti e di costi nel confronto con le altre forme di previdenza complementare, Maggi ha presentato i termini di un piano di rilancio delle adesioni volto ad incentivare soprattutto i giovani, anche attraverso iniziative di educazione finanziaria/previdenziale in collaborazione con il Comitato per l’educazione finanziaria.
Maggi ha infine illustrato le iniziative di sistema portate avanti dall’Associazione per rendere i fondi pensione negoziali, collettori di risparmio previdenziale da una parte e investitori istituzionali dall’altra, promotori di un circolo virtuoso teso alla crescita dell’economia nazionale attraverso un grande progetto di investimenti nell’economia

G. Maggi presidente di Assofondipensione

produttiva.
Assofondi si propone di trovare una sintesi di sistema che crei le condizioni per consentire ai fondi pensione di destinare, liberamente e volontariamente, almeno una parte del risparmio previdenziale al finanziamento dell’economia reale e allo sviluppo infrastrutturale. Ciò in cambio di buoni rendimenti e adeguate condizioni di controllo del rischio. A tal fine si sta mettendo a punto un Progetto che punta a creare un’iniziativa consortile tra i fondi pensione interessati alla realizzazione di questo tipo di investimenti, da realizzarsi con un bando comune per la selezione di advisor/gestori finanziari specializzati

Ormai i fondi negoziali comprendendo trenta fondi negoziali, tre milioni di lavoratori iscritti, 51 miliardi di euro di patrimonio sono in grado di affrontare simili sfide.
Con le luci, si sono alcune ombre. L’adesione alla previdenza complementare per via contrattuale è un fatto importante che ha segnato una svolta nella concezione dei contratti collettivi, ma non è sufficiente. Non ha portato a quei risultati che si potevano ragionevolmente sperare. Forse non si è stati in grado di spiegare sufficientemente la sua portata innovatrice e poche adesioni si sono quindi convertite in adesioni piene come previste dal decreto legislativo 252/05. A fianco della disinformazione c’è il fatto comportamentale ormai strutturato che i lavoratori si interessano approfonditamente di pensione a 60 anni quando comincino ad inseguire i requisiti per il pensionamento. Pertanto l’adesione contrattuale da risorsa può facilmente diventare un onere a carico dei fondi. Anche perché l’esigenza di una pensione complementare, lungi dall’affievolirsi, diventa sempre più cogente. Sembra che il governo concentrato su quota 100, abbia fatto scomparire dai radar la previdenza complementare, né l’incontro, il primo dopo oltre 6 mesi dall’insediamento, fra il presidente del Consiglio Conte ed i sindacati, abbia prodotto risultati non dico significativi, ma neppure quelli minimi. Poi il tempo di verificare che si è sbagliati sono comunque molto stretti. Da qui a gennaio 2019 quando la manovra finalmente dovrebbe diventare legge, mancano una manciata di giorni.
“Nella manovra 2019 non sono previsti interventi strutturali a favore della previdenza integrativa, nonostante le richieste delle associazioni di rappresentanza, delle parti sociali e della stessa Autorità di vigilanza”, continua il Rapporto. Anche se nel corso del 2018 i fondi sono stati penalizzati dal rialzo dei rendimenti obbligazionari, i rendimenti hanno avuto un andamento largamente positivo sul lungo periodo, superando nettamente la rivalutazione del trattamento di fine rapporto: da fine 2007 a fine settembre 2018 la performance risulta infatti del 3,1%, a fronte di una rivalutazione media annua composta del Tfr del 2,1%”.
Sul fronte dei costi i fondi pensione negoziali, secondo i dati della Covip, l’Autorità di vigilanza, risultano di gran lunga meno onerosi sia dei fondi pensione aperti, sia dei Pip, i piani assicurativi individuali.
Nel suo intervento il presidente della Covip Mario Padula si è soffermato sull’importanza della direttiva Iorp2 (Institutions for Occupational Retirement Provision, in Italiano EPAP Enti pensionistici Aziendali e Professionali) che entrerà in vigore da gennaio 2019 e dei Pepp, i piani previdenziali individuali europei di terzo pilastro.
I punti forti della Iorp 2 sono:
una nuova governance, efficiente e competente, una più puntuale l’informazione, l’attività trasfrontaliera.
Infine bisogna puntare sulla semplificazione burocratica, facilitando le adesioni on line, che, anche dove previste, spesso hanno procedure complesse. Non si dimentichi che i Pepp per come sono concepiti sono strutturalmente e completamente digitali.
A fianco a questo occorre rivedere e migliorare la fiscalità adeguandosi ai modelli vigenti negli altri Paesi della Ue.

 

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