Alla complementare ci pensa l’Europa: Recepita la direttiva sui fondi pensione

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L’attenzione in questi giorni è concentrata sulla pensione di primo pilastro, i tentativi per scardinare la Fornero e tagliare le pensioni di importo considerevole, le cosiddette pensioni d’oro. Il tutto rinfocolato dalle dichiarazioni dell’ineffabile Boeri che a scadenza di mandato senza alcuna possibilità di proroga, dice papale papale quello che pensa ( e qualche volta pensa anche in modo corretto) e dalle precisazioni del professor Brambilla che cerca di arginare il fiume in piena degli ainticipi pensionistici. Anche lui comunque sembra aver rinunciato alla successione a Boeri, nel momento in cui oltre a voler  strenuamente contingentare quota 100, bolla senza appello la pensione di cittadinanza. Intanto il fronte delle pensioni di secondo pilastro subisce considerevoli scossoni finanziari anche a causa di alcune improvvide prese di posizioni. Proprio per mettere al riparo da possibili pericoli e mantenere la stabilità finanziaria, i fondi di previdenza complementare, professionali o aziendali, fu varata una prima direttiva, la direttiva Iorp 1 mentre successivamente fu avviato un aggiornamento della medesima, sfociata nella direttiva Iorp2. Fortunatamente mentre si discute l provvedimenti della “perfida” Europa vanno avanti. Il problema ha una sua rilevanza perché ormai l’attività lavorativa dei dipendenti nell’ambito della Comunità europea è molto mobile. Non sono pochi d’altra parte gli italiani che cercano una collocazione più adeguata nel’ambito della Germania. Spagna, Francia e nei paesi dell’est come la repubblica Ceca, l’Ungheria, la Polonia,  l’esodo in Gran Bretagna è ovviamente rallentato per i noti motivi legati alla Brexit. Mentre sulle pensioni pubbliche esistono accordi consolidati, sulla previdenza complementare, pur esistendo delle norme, queste hanno necessità di essere costantemente aggiornate per seguire l’evoluzione economico demografico dei paesi membri.
Così il Consiglio dei Ministri del 12 dicembre 2012 in attuazione della direttiva (UE) 2016/2341 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 dicembre 2016 relativa alle attività e alla vigilanza degli enti pensionistici aziendali o professionali, su proposta del Ministro per gli affari europei Paolo Savona e del Ministro dell’economia Giovanni Tria, ha approvato, in esame definitivo, il decreto legislativo di attuazione della Iorp2.
Il testo adegua la normativa nazionale in materia, dettando norme specifiche riguardo all’attività della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP) e introducendo, tra l’altro, un esplicito divieto per gli enti pensionistici aziendali di svolgere attività ulteriori rispetto a quelle cui sono istituzionalmente preposti.
Inoltre, sono elencati i soggetti autorizzati a costituire fondi pensione aperti (banche, compagnie di assicurazione, società di intermediazione mobiliare e società di gestione del risparmio) e si disciplinano i differenti regimi loro applicabili alle forme pensionistiche complementari. In particolare, le forme pensionistiche complementari si dovranno dotare di un efficace sistema di governance, con una struttura organizzativa trasparente e una informativa completa agli aderenti e ai beneficiari, relativa ai diritti e obblighi delle parti coinvolte, alla individuazione della migliore forma pensionistica e ad una consapevole assunzione dei rischi di investimento.
La direttiva recepita sostituisce la precedente e che dovrà essere recepita negli Stati membri dell’Unione europea entro il 13 gennaio 2019 ed ha come obiettivo generale il rafforzamento della collaborazione transfrontaliera tra autorità nazionali competenti in modo che I fondi pensione professionali (IORP) siano in grado di operare all’interno dell’Unione Europea senza intoppi. Per un’ulteriore chiarezza delle procedure da seguire per le attività fra i diversi Stati sono stati predisposti degli allegati alla Direttiva che includono materiale informativo utile, come modelli, diagrammi di flusso ed esempi di attività fra i vari Stati.
Inoltre, la decisione stabilisce diverse situazioni e possibilità per le Autorità nazionali di vigilanza per lo scambio di informazioni sulle attività transfrontaliere in relazione alla valutazione “adeguata” e all’esternalizzazione delle funzioni chiave.

Le autorità di vigilanza nazionali dovranno mettere in piedi una cooperazione efficace e di un dialogo costruttivo e aperto per facilitare lo svolgimento dei rispettivi compiti in linea con la direttiva promuovendo una convergenza in materia di vigilanza e a ottimizzare le procedure per trasferimenti transfrontalieri continui ed efficienti tra le forme di previdenza complementare in tutta la UE. .
. Le  regole di cooperazione stabilite nella direttiva possono essere insufficienti di fronte a casi concreti ma dovranno avvalersi anche del buon senso.  Le autorità competenti sono quindi incoraggiate ad avviare scambi spontanei di informazioni laddove ritengano che una questione possa essere rilevante o pertinente per il corretto adempimento dei loro doveri di vigilanza.
In caso di divergenze nell’applicazione della direttiva, queste  dovrebbero cercare una soluzione concordata e nel   caso in cui non è possibile,  ricorrere alla mediazione di EIOPA.
Uso del linguaggio e punti di contatto
Le autorità di vigilanza si adopereranno per garantire che le informazioni scambiate tra loro siano in inglese, a meno che non sia concordata un’altra lingua comune avendo cura tuttavia di essere quanto più flessibili possibile a questo riguardo.

c.l.

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