Reddito di cittadinanza e quota cento, fra opportunità e rischi

Scritto il alle 09:02 da [email protected]

Sabato scorso è circolata su tutti i media la bozza provvisoria del provvedimento principe del  governo, il reddito di cittadinanza e la riforma della Fornero. Tranne probabili marginali aggiustamenti, il quadro normativo ora è delineato in maniera abbastanza precisa . Diciamo subito che magari non si abolirà la povertà, ma  i fini sono ottimi e condivisibili, ma la strada da percorrere, come quella per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Ciò perche gli adottandi provvedimenti non sono a costo zero in quanto non attingono dall’economia prodotta realmente, ma da decine di cambiali firmate a fronte ad un costo che nel triennio alcuni stimano vicino ai 34 miliardi di euro. A questo costo poi si dovrà aggiungere quello collaterale dovuto allo spread che crea un debito aggiuntivo. Quest’aggravio automatico, non deciso dalla regia di nessun poter forte, ha costretto i proponenti a ridimensionare i progetti iniziali sia sul reddito che sulla riforma Fornero. Per il primo si tratta di un aggiustamento del RIA varato dal precedente Parlamento migliorato  una massiccia iniezione di risorse che gravano sul deficit,  e sulla Fornero si attua una deroga triennale giusto per rompere l’equilibrio attuariale dell’Inps e impoverire le future generazioni a contributivo puro. Innanzitutto l’eccessiva onerosità delle misure, da cui, per limitare il numero dei beneficiari,  tutta una serie di limitazioni,  come i rinvii delle decorrenze, l’introduzione di mini “finestre”, più lunghe per i dipendenti pubblici, più brevi per quelli privati, di pagamento del tfr estremamente dilazionato sempre per i dipendenti pubblici a meno di improbabili convenzioni bancarie per l’anticipazione, di divieto di cumulo con un altro lavoro dipendente.

Sui soldi a tutti ( reddito di cittadinanza)  invece di puntare al disoccupato che cerca lavoro, si è virato verso il nucleo familiare a basso reddito. Serviranno a rilanciare l’economia, il primo e a rilanciare l’occupazione il secondo? Sull’occupazione si favorisce ancora una volta l’esodo dal sud verso il nord, quando si prevede che la terza offerta di lavoro ( irrifiutabile) può essere fatta anche oltre 100 kilometri da casa.  Si vedrà se per conservare 780 euro ci si sposterà dal l Sud al nord, intanto la processione si è messa in moto e vedremo gli effetti concreti man mano che percorrerà le strade del paese. Come misura accessoria sarebbe necessaria il rilancio della lotta all’evasione invece di rosicchiare qua e là con tagli e balzelli: Forse una minipatrimoniale non avrebbe guastato e si sarebbe evitato di assumere provvedimenti che fanno godere di libidine qualcuno, come il taglio di vitalizi e delle pensioni d’oro, ma assolutamente inutili sul piano concreto economico.
E’ indubbio che la manovra dilata la spesa sociale a detrimento degli investimenti per i quali una parte del governo continua a manifestare un’avversione quasi settaria. Mentre non si scioglie il nodo della TAV, in concomitanza del varo di questi provvedimenti i cui oneri bisognerà in qualche modo onorare, è riesploso il caso “NO triv” dei comitati che si oppongono al trivellamento in mare alla ricerca di fonti energetiche. Ci fu un referendum abrogativo che non raggiunse il quorum richiesto dalla legge e quindi bocciato. Ma il ministro dell’Ambiente ha detto che incontrerà i “no Triv “ e che bloccherà le trivellazioni autorizzate ( dal precedente governo).. Questi atteggiamenti non fanno altro che allontanare dalla Penisola qualsiasi investitore. A qualcuno farà piacere, ma ci saranno sempre meno risorse per spendere in favore dei cittadini.
La situazione è questa. Poi c’è da augurarsi che entro i tre mesi previsti per la partenza delle misure la struttura amministrativa statale sia in grado di reggere l’onda d’urto delle prime richieste. A cominciare dai centri per l’impiego. Ma anche l’Inps. Da anni si parla di riforma della governance degli enti pubblici non economici, in particolare l’Inps e l’Inail. Il nodo della questione da tutti precedentemente condiviso è il rapporto fra la presidenza degli enti ed i Civ, i comitati di indirizzo e vigilanza degli stessi. Un po’, ma molto latamente come il sindaco di un comune ed il suo consiglio comunale. Invece la riforma che si appresta a varare è il semplice ripristino dei Consigli di amministrazione ignorando tutto il resto. E poiché la bozza del decreto dice che questo ripristino deve avvenire a costo zero, cioè senza nessuna nuova spesa, per pagare i consiglieri, gli enti dovranno risparmiare da qualche altra parte, sottraendo cioè risorse economiche al funzionamento della baracca. Poi si aggiunge che l’Inps per far fronte ai nuovi compiti può assumere del personale e per questo scopo stanzia 50 milioni. Niente viene detto poi il come ed il quando, ma comunque un po’ di tempo ci vorrà, forse più tempo che non mettere a regime i centri per l’impiego. Inoltre poiché il reddito di cittadinanza sussume quello del RIA occorrerà fare delle connessioni funzionali fra i comuni, le Regioni e lo Stato centrale. Non solo, i comuni dovranno altresì organizzare le corvée delle otto ore settimanali, e questo sarà sarà un’altra incombenza per gli enti locali,  funzionale ed economica, mentre i rentiers puliranno un po’ di parchi e poi saranno liberi di tuffarsi magari nel lavoro nero Poi non manca la coloritura moralistica: mi raccomando cari rentiers, non dilapidare tutto, spesa massima con la carta di 100 euro e niente alcool o escort!
Infine ci sono problemi di incastro di equità e legislativi da chiarire e superare.
Per esempio secondo lo schema approntato dal governo, il percettore del reddito di cittadinanza a 65 anni diventa titolare automaticamente della pensione di cittadinanza mentre  un lavoratore assunto dopo il 1996 può andare in pensione di vecchiaia dopo aver lavorato 20 anni, con un’età che ora è di 67 anni ma che aumenterà e l’importo che gli si garantisce è una volta e mezzo l’assegno sociale, cioè circa 650 euro mensili. Poiché non risulta che questa norma sia cambiata, se fosse così saremmo di fronte ad una palese violazione di equità sociale.
E’ chiaro che il primno anno sarà un anno caotico, ma facendo tesoro dall’esperienza concreta e mettendo in campo validi strumenti di controllo per evitare gli abusi, potrebbe essere anche un’opportunità per coloro che vivono in estremo disagio economico, ma per l’economia complessiva servon altre strade.
Chissà se dopo il varo formale del Decreto legge si andrà di nuovo a festeggiare sul balcone magari con i fuochi di artificio.

Camillo Linguella

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1 commento Commenta
anguss
Scritto il 8 gennaio 2019 at 12:35

“Si vedrà se per conservare 780 euro ci si sposterà dal l Sud al nord”
Sarebbe meglio essere precisi, non è che ti sposti dal sud al nord per conservare i 780 euro perchè lo spostamento avviene a seguito di un’assunzione conseguente all’offerta di lavoro proposta.
Questo non ha nulla a che fare con i 780 euro, nulla vieta che il contratto proposto sia per uno stipendio ben superiore a quella cifra.
Se si rifiuta l’offerta di lavoro si perdono i 780 euro ma da come è stato scritto sembra che si accetti il trasferimento solo per salvare i 780 euro e non è affatto così infatti in quel momento i 780 euro non esistono già più e non possono comunque essere “salvati”.
E’ un bell’errore di interpretazione questo.

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