I fondi bilaterali daranno una mano in più per quota 100

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Il decreto legge sulla quota 100 che consente(consentirebbe) si poter andare in pensione prima dei 67 anni di età canonici previsti per quest’anno ed il prossimo, prevede un’ulteriore sconto mettendo in campo i Fondi di solidarietà bilaterali.
Nella bozza in circolazione il governo coinvolge i Fondi di solidarietà bilaterali di settore per favorire il ricambio generazionale fra vecchi e giovani, anche se a 62 anni non si è proprio vecchi.  Questi potranno erogare  prestazioni previdenziali integrative, un un assegno straordinario a quei lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per quota 100 nei successivi tre anni, praticamente chi ha la fortuna di lavorare in una categoria che ha costituito un fondo bilaterale, può andare in pensione anche a  59 anni. Per rendere concreto il cambio del turn over il nuovo  provvedimento precisa che l’assegno può essere erogato solo in presenza di accordi sindacali  a livello aziendale o territoriale, nei quali si stabilisce il numero di lavoratori da assumere in sostituzione di quelli che escono utilizzando i benefit dei fondi bilaterali.
L’Ente bilaterale è un’associazione tra sindacati e organizzazioni imprenditoriali senza scopo di lucro . che si prefigge molti fini, come la formazione e l’aggiornamento professionale per lavoratori , lo sviluppo dell’occupazione, la tutela sociale ( pensioni complementare, fondi sanitari integrativi, welfare contrattuale, interventi a sostegno del reddito e sono disciplinati dalla legge.
Una cosa positiva insomma. Però è un altro passo se non all’indietro, ma almeno di lato su  quel concetto di welfare universalistico che dovrebbe presidiare costantemente tutti i nostri ragionamenti. Quando la bozza di decreto parla di enti bilaterali di settore oppure territoriali, significa che la stessa possibilità non è assicurata a tutti, ma solo a quei fortunati che lavorano in categorie forti e quidi già hanno avuto una base di partenza diversa dagli altri o risiedono in territori economicamente più avvantaggiati, si pensi alle Regioni a statuto speciale del nord, dove il welfare integrativo è un consolidato fiore all’occhiello.
Mi viene in mente un’immagine dell’antica Roma imperiale, piena di monumenti le cui rovine ancora resistono e affascinano. Ebbene, le infrastrutture di quel periodo servivano per tutti, come gli acquedotti per esempio che portavano acqua gratis a tutti e permettevano uno standard di vita  mediosoddisfacente. Con l’acqua si beve, si cucina,  si pulisce e si riducono le malattie infettive : Quei monumenti poi divennero delle vere cave di pietra per costruzioni di privati delle sole famiglie elevate. Da cui il motto “quello che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini“. Cioè un bene pubblico che era per tutti ( welfare universalistico)   poi finisce per beneficiare  una platea più ristretta.  Niente contro gli enti bilaterali per carità, sono uno strumento di dialogo e di coinvolgimento delle parti sociali, perché poi i risultati sono positivi e sono le aziende che mettono mano alla tasca, favorite anche da una politica fiscale che negli ultimi anni è stata abbastanza favorevole , vedasi ad esempio gli sgravi contributivi sul welfare aziendale ed i premi di produttività destinati alla previdenza complementare o ai fondi sanitari integrativi.
L’ultimo, in ordine cronologico ad essere costituito, è stato  il fondo di solidarietà dei chimici, T.R.I.S. il “Fondo bilaterale di solidarietà del personale dei settori chimico e farmaceutico“. Un Fondo attivato su scelta volontaria dei lavoratori e imprese del settore, gestito dall’INPS, “la prima grande deroga alla legge Fornero”, come è stato subito definito.
Il Fondo, primo in Italia per il suo genere, prevede prestazioni cumulabili tra loro e riguardanti tutti i lavoratori, compresi i dirigenti, che già ora prevede la possibilità di erogare un assegno straordinario per il sostegno al reddito ai lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato addirittura  cinque anni prima dell’età prevista dalla Fornero.

E’ una soluzione individuata anche per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro di molti giovani garantendo responsabilmente il ricambio generazionale e l’invecchiamento attivo dei lavoratori.
In sostanza si riconosce un assegno fino al raggiungimento del diritto alla pensione, in modo da garantire una prestazione che sommata eventualmente all’indennità NASpI sia pari all’importo del trattamento pensionistico calcolato al momento della cessazione del rapporto di lavoro.
Ma l’ente bilaterale dei chimici interviene anche a favore dei lavoratori che risultino titolari del diritto all’indennità APE sociale, corrispondendo ad essi un assegno integrativo fino al raggiungimento del diritto alla pensione, in modo da garantire una prestazione che sommata, ove riconosciuta, a tale indennità sia pari complessivamente all’importo del trattamento pensionistico. Né tralascia i lavoratori iscritti alla previdenza complementare, in possesso dei requisiti per ottenere la prestazione RITA.
Inoltre per favorire il ricambio generazionale , ai dipendenti che trasformano
il contratto di lavoro in part time, il Fondo riconosce il versamento della contribuzione correlata calcolata sulla retribuzione non più spettante per effetto della riduzione dell‘orario di lavoro.Il finanziamento delle prestazioni si basa sul principio di contabilità separata secondo cui le prestazioni sono riconosciute nei limiti della disponibilità
economica assicurata da ciascuna Azienda.L’unica modalità di finanziamento del Fondo è rappresentata dalla contribuzione straordinaria effettuata dall’Azienda pari al fabbisogno di copertura delle prestazioni richieste. E’ un approccio socialmente responsabile, dettato non da situazioni contingenti di crisi, ma dalla necessità di mettere in campo strumenti adeguati per affrontare i cambiamenti imposti anche dalle nuove tecnologie.

 

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