Come Laborfonds gestisce il suo patrimonio

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Ivonne Forno, CEO di Laborfonds, il fondo pensione complementare territoriale del Trentino-Alto Adige , in una lunga intervista parla con Carlo Svaluto Moreolo di Ipe.com in occasione del ventesimo compleanno del fondo. E’ un fondo che ha raggiunto traguardi notevoli, questo è innegabile. Tuttavia c’è da aggiungere che non sono mancati sostegni e risorse dalla Regione, cosa che non è potuto avvenire in altre parti d’Italia, se si esclude della Valle d’Aosta. Gli altri fondi negoziali italiani che hanno avuto anchg’essi una significativa affermazione, si sono sviluppati solo con i contributi dei datori di lavoro e dei lavoratori aderenti. Vediamo  cosa dice l’intervista perché è comunque significativo che un fondo italiano sia sulle prime pagine di un media che si occupa generalmente del Regno Unito.
Da quando i fondi pensione a contribuzione definita del secondo pilastro stati introdotti in Italia all’inizio degli anni ’90, c’è stata una politica che ha cercato di far effettuare gli investimenti localmente. La risposta dei fondi è stata molto debole. La maggior parte dei fondi investono in obbligazioni governative nazionali e, in misura minore, in azioni nazionali e credito aziendale. Ancora oggi gli investimenti dei fondi pensione nell’economia reale, come le infrastrutture o le piccole e medie imprese (PMI), sono limitati. Ma la situazione è cambiata negli ultimi anni, quando alcuni fondi pensione hanno iniziato a finanziare attività domestiche attraverso il debito privato o investimenti di private equity.
Laborfonds, il fondo pensione con un patrimonio di € 2,65 miliardi , è tra gli investitori più attivi nelle società nazionali. Il fondo, a contribuzione definita ( DC ) è un fondo negoziale territoriale. E’ uno dei fondi di punta  del sistema pensionistico italiano del secondo

pilastro, quello della previdenza complementare che conta 31 fondi negoziali, circa 3

milioni di iscritti e 50 miliardi di euro di patrimonio alla fine del 2017. La maggior parte di questi fondi ha mantenuto strategie di investimento relativamente poco sofisticate. Laborfonds è uno di una manciata di fondi che si sono avventurati in attività alternative. In tal modo, il fondo regionale ha costruito una forte partnership di investimento con le autorità regionali ed è diventato un attore chiave nell’economia del Trentino-Alto Adige.

Nel 2015, Laborfonds ha fatto il suo primo investimento in debito privato. Insieme alle province di Trento e Bolzano, istituendo  il Fondo Strategico Trentino-Alto Adige, un fondo di investimento chiuso focalizzato sui “minibond” emessi da PMI locali. Laborfonds ha stanziato 53,4 milioni di euro al momento del lancio, suddivisi equamente tra le due province. Le autorità provinciali hanno impegnato 75 milioni di euro ciascuna. Il fondo è gestito da Finint Investments, un gruppo italiano di gestione fondi focalizzato su credito e private equity. Finora, il Fondo Strategico Trentino Alto-Adige ha investito in oltre 30 minibonds emessi da aziende di diversi settori.
Laborfonds ha anche investito in private equity, infrastrutture, energie rinnovabili e alloggi sociali, principalmente attraverso fondi. Gli investimenti individuali sono piccoli in termini assoluti, ma dimostrano che Laborfonds è impegnata nella costruzione di un portafoglio all’avanguardia di attività alternative. Nell’asset allocation strategica del fondo, le alternative sono fissate al 10% del totale del patrimonio. Al momento, i fondi hanno soddisfatto il 70% di tale obiettivo, sottolinea Ivonne Forno, CEO di Laborfonds. Ma alla fine dello scorso anno il consiglio ha deciso di andare avanti con ulteriori investimenti in questo settore.
Il fondo continua a crescere in termini di adesioni e quindi di contributi, per cui il livello assoluto di investimento in alternative dovrebbe aumentare nei prossimi anni.
Ivonne Forno afferma che l’esperienza fatta finora conferma che l’investimento diretto in fondi di investimento alternativi, anche se complessi in termini di selezione e monitoraggio, è quasi un obbligo anche per fondi pensione relativamente piccoli come il nostro e per il momento, Laborfonds manterrà un obiettivo di allocazione del 10% alle alternative.
Tuttavia, è necessaria una revisione dell’asset allocation strategica. Le ultime modifiche sostanziali all’assegnazione sono state fatte nel 2010. Le modifiche hanno interessato principalmente il più grande comparto di Laborfonds, denominato Linea Bilanciata, che aveva un patrimonio di 2,1 miliardi di euro a fine dicembre.
All’epoca, il fondo si è spostato da un approccio multi-manager, con ogni manager che si concentrava su una classe di asset, su un modello attivo / passivo misto. L’attenzione è ora rivolta a ottenere un’esposizione beta (Il beta è una misura della rischiosità sistematica di un’azione. Ndr) a basso costo ai mercati dei titoli di stato globali, lasciando al contempo ai gestori attivi margini di manovra nelle azioni globali e nelle obbligazioni societarie globali.
Nel 2015 tale strategia è stata confermata e sono stati rinnovati i mandati esistenti per il portafoglio. Il gestore patrimoniale italiano Eurizon Capital è responsabile per i portafogli passivi, mentre BlackRock gestisce quelli attivi. BlackRock gestisce anche Linea Dinamica, un portafoglio azionario focalizzato del valore di € 101 miliardi.
Tali mandati scadono l’anno prossimo e durante la seconda metà dell’anno Laborfonds esaminerà l’asset allocation e pr decidere se modificarlo.
Il 2018 è stato impegnativo per Laborfonds. Ha aggiunto un investimento in infrastrutture e rinnovato il mandato per il suo comparto focalizzato sull’ESG, denominato Linea Prudente Etica. Si tratta di un portafoglio attivo e bilanciato del valore di 252 miliardi di euro alla fine dello scorso dicembre. Il mandato per il portafoglio è stato vinto da Allianz Global Investors nell’aprile 2018. La nomina di AllianzGI contribuirà a sviluppare le credenziali ESG del fondo, afferma Forno, in quanto il gestore fornirà piani più dettagliati per ridurre ulteriormente la decarbonizzazione del portafoglio.
Quest’anno non sarà meno laborioso. Oltre a gestire le attività istituzionali, il fondo deve cimentarsi con l’implementazione dell’aggiornamento a IORP II. Adottare le nuove regole non sarà semplice, secondo Forno. Ma quello dell’impatto di Iorp due sarà una cosa con la quale si dovranno cimentare tutti i fondi e per questo si aspettano le circolari attuative del decreto legislativo 147/2019 sia della Covip che del Ministero del Lavoro.
Il CEO è cauto sul futuro a breve e medio termine di Laborfonds. Lei ammette che i prossimi anni potrebbero essere difficili, specie se le previsioni fosche di molti gestori patrimoniali sui mercati finanziari sono corrette.

cam ling

 

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