L’impattp del reddito di cittadinanza sulla PA

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Ormai il Reddito di cittadinanza, giusto o sbagliato che sia, il 6 marzo prossimo, cioè fra due giorni, diventa operativo, e la sua concreta applicazione graverà fra prevedibile caos e molte criticità, sulla Pubblica amministrazione di cui molti non vorranno perdere l’occasione per farne il classico capro espiatorio per le inevitabili disfunzioni che ci saranno per non essere stata adeguatamente né preparata né attrezzata a svolgere un compito veramente epocale e comunque straordinario.

La Pubblica Amministrazione in questa operazione sarà praticamente coinvolta in tutte le sue articolazioni, centrali e periferiche, dai Ministeri alle Regioni e agli Enti Locali anche se l’arco di volta sarà l’Inps, il front office, il protagonista che dovrà governare, analizzare e selezionare le domande, accoglierle o respingere.
Dunque il 6 marzo le domande per il reddito si potranno presentare presso gli uffici postali,i Patronati ed i Centri di assistenza fiscale (Caf) o direttamente on line. I Caf ed i patronati hanno 5 giorni di tempo per trasmetterli all’Inps che avrà altri 5 giorni per verificare il possesso dei requisiti dal punto di vista patrimoniale e reddituale. Invece, invece quelli di residenza e di soggiorno spetterà ai Comuni. Accertati il possesso dei requisiti richiesti ( almeno sulla carta), l’Inps invierà la ‘Carta RDC’.
Che questa operazione possa definirsi in una decina di giorni sono in pochi a crederci, comunque è una processione che si mette in cammino e vedremo come si aggiusta strada facendo.
Diciamo che questa è la parte più facile. Poi vengono quella più difficile e quella più complicata perché completamente innovativa. Quella difficile è la verifica concreta del possesso dei requisiti attraverso controlli reali sul reddito per vedere se l’isee è taroccato, sulla residenza eccetera, quella più complicata su cui si appunteranno gli sguardi di tutti gli osservatori è l’attuazione del patto per il lavoro, cioè trovare un lavoro anche a 1000 chilometri da casa non mettendo in conto che chi ha voluto trovare lavoro lontano da casa non ha aspettato il reddito di cittadinanzaper cercarselo..
Comunque i beneficiati del Rdc stando alla norma, dovranno rendersi immediatamente disponibili a lavorare, presentarsi alle convocazioni fatte dai Centri per l’Impiego.
Per sapere dove il lavoro è disponibile o si è bluffato sui requisiti si presupppone presuppone l’esistenza di  una interconnessione di dati per tracciare il profilo dei soggetti interessati. Per esempio se si vuol controllare se un richiedente del rdc possiede una Ferrari, oltre al problema della tutela della privacy, non esiste un collegamento con l’ Aci (Automobile Club d’Italia) per il controllo delle automobili possedute e la loro cilindrata. Pare che una piattaforma informatica ad hoc la vogliano acquisire da una Università del Mississipì.
Ad aprile ci dovrebbero essere le prime erogazioni del reddito. Il condizionale è d’obbligo. A beneficiarne saranno fra i 4 e i 5 milioni di persone.All’Inps lo sforzo maggiore. All’ Istituto di previdenza sociale lavorano attualmente 25.600 dipendenti. Per far fronte al Rdc il decreto legge n. 4/2019 ha stanziato 50 milioni di euro per 1.000 nuove assunzioni, dimenticando che anche all’Inps ci saranno dei pensionamenti, sia quelli ordinari sia quelli anticipati per quota 100. Questo significa che non avverrà alcun rafforzamento del personale, ma solo un mantenimento dello stato attuale delle cose.
Oltre l’Inps chi sarà maggiormente coinvolto nella gestione di questa misura saranno i Centri per l’Impiego che  avranno il compito di attivare il Patto per il Lavoro a chi  ha avuto il riconoscimento del rdc:attraverso un percorso di accompagnamento e inserimento nel mondo del lavoro.
Il Patto per il Lavoro prevede che entro un mese dal riconoscimento del beneficio, i Centri per l’Impiego dovranno convocare i beneficiari. Da quel momento inizierà un percorso di inserimento nel mercato del lavoro. Il Centro per l’Impiego dovrà proporre  fino a tre offerte di lavoro. La prima offerta riguarderà un posto di lavoro ad una distanza fino a 100 km dal luogo di residenza poi, gliene verrà proposta una seconda, questa volta ad una distanza fino a 250 km. In caso di rifiuto anche della seconda offerta, la terza  potrà riguardare una posizione in qualsiasi parte d’Italia e non potrà essere rifiutata.

Dopo l’Inps entrano in gioco i Centri per l’Impiego.Attualmentedispongono di circa 8 mila dipendenti in gran parte precari che sperano di essere stabilizzati a seguito del Rdc. Nel 2016 dovevano essere assunto ulteriore personale, ma non è stato assunto nessuno. Invece per assistere e seguire i beneficiari sono state previste 4/6 mila nuove specifiche assunzioni, i famosi “navigator” una nuova figura professionale che assisterà il beneficiario  nella ricerca del lavoro, nella formazione e nel reinserimento lavorativo. Per costoro manca ancora una definitva definizione del ruolo e in che posizione verrà a trovarsi rispetto ai Centri per l’Impiego, se di affiancamento come consulenti  o di lavoratori dipendenti. Dunque presumibilmente non sarà semplice creare una sinergia tra le due forze-lavoro.
Ogni navigatore dove assistere una ventina di persone, per un totale di massimo 120 mila utenti, secondo una specifica indagine della Fp Cgil. Gli altri resteranno in attesa del proprio turno. Magari fino a raggiungere i requisiti per la pensione di cittadinanza.
Le assunzioni dei navigatori probabilmente saranno fatte dall’ Anpal ( Agenzia nazionale politiche attive per il lavoro) o forse dalle Regioni che sono state completamente scavalcate e sono già sul piede di guerra rivendicando il loro ruolo. Poi si passa ai Comuni. Un ruolo centrale sarà quello assunto dagli Assistenti sociali. Infatti a tutti quelli che faranno domanda per il Reddito di Cittadinanza e che non avranno i requisiti minimi per rientrare in un piano di inserimento nel mondo del lavoro, spetterà il cosiddetto Patto per l’Inclusione Sociale, l’erede del Reddito di Inclusione (Rei). Oppure si dovranno occupare delle prestazioni delle 8 ore settimanali organizzando corsi, lavoretti ( tipo LSU?) e senza sapere con quali fondi e quali modalità. Insomma il reddito parte, mentre il decreto che lo istituisce non ha ancora avuto neppure la sua conversione definitiva.

C.L.

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