La sanità integrativa: un addio dolce al SSN?

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Nonostante tutto l’Italia è uno dei paesi dell’Ocse dove il suo sistema di welfare è dei più avanzati ed efficienti ( chi lo avrebbe mai detto!), almeno per quanto riguarda la sanità e la previdenza. Con il reddito di inclusione prima e il reddito di cittadinanza ora si cerca di coprire decentemente anche la lotta alla povertà con l’inclusione attiva mirata alla ricerca del lavoro. Non di mero sussidio dunque, almeno nelle intenzioni. Mentre per la previdenza di più e la sanità così così, il sistema è sostanzialmente in equilibrio, per le altre misure sociali si finanziano con debito. Non è che la previdenza e la sanità sono state risparmiate dalla spending review, la legge Fornero e i superticket stanno a testimoniarlo. Poiché la previdenza era sostanzialmente in equilibrio si è pensato bene introdurre  quota 100 indiscriminata in modo da far saltare il banco. La sanità è in disse3sto più per l’aumento delle prestazioni o di ecatombe varie, è stata minata  da cattive gestioni. Fatto sta che per la pensione, di fronte ad un fattore oggettivo come la crescita demografica è stata istituita la previdenza integrativa che in effetti integra la pensione pubblica che rimane la parte principale, l’80% della prestazione, per la tutela della salute c’è stata una esplosione di fondi della sanità che eufemisticamente si chiamano integrativi, ma in sostanza ambiscono a svolgere un ruolo sostitutivo del SSN. Se così fosse e non si chiarisce questo equivoco, a breve ci troveremo di fronte ad un sistema sanitario all’americana, dove un malato viene curato solo se in possesso una polizza assicurativa ( anche con l’Obamacare). Cure che saranno ancora più differenziata sul territorio se passano i progetti di autonomia regionale diversificate. Il turismo sanitario dal meridione agli ospedali del nord sarà così abolito, non perché si sarà raggiunta la stessa funzionalità dappertutto, ma perché probabilmente sarà proibito.

Alla sanità integrativa, al 31 dicembre 2017, sono iscritti circa 13 milioni di persone. L’aumento delle iscrizioni che dal 2015 al 2017 è stato di oltre tre milioni, è avvenuto in applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro, come risulta dalle audizioni fatte alla Camera ( Commissioni congiunge Lavoro e affari sociali)..
Ai fondi sanitari contrattuali sono iscritti 8 milioni di persone e rappresentano il 45% degli iscritti totali. I Fondi sanitari, ad oggi che hanno fornito 150 milioni di prestazioni. In Italia, la spesa sanitaria rispetto al Pil è mediamente inferiore a quella degli altri Paesi europei. Nel nostro Paese è del 6,6 % mentre in Germania è pari al 9, 6% ed in Francia al 9,5%.
Più che incoraggiare i fondi integrativi bisogna pensare alla valorizzazione del Servizio Sanitario Nazionale con l’incremento di risorse che lo avvicinano alla media europea e consolidare l’offerta dei Fondi Sanitari Integrativi, attraverso più mirate e selezionate prestazioni sanitarie, ricalcando il modello della Previ-denza complementare si dovrebbe creare una sanità integrativa come secondo pilastro.
Attualmente sono molteplici le fonti che possono istituire un fondo sanitario integrativo:
1. contrattazione collettiva, anche aziendale;
2. accordi tra lavoratori autonomi o fra liberi professionisti, promossi dai loro sindacati o da associazioni di rilievo almeno provinciale;
3. regolamenti di Regioni, Enti locali ed Enti territoriali;
I Fondi sanitari Integrativi, in assenza di specifiche disposizioni legislative, hanno preso la forma giuridica di associazioni non riconosciute ai sensi dell’art. 36 del codice civile.

Per Mefop occorre un approfondimento in merito all’opportunità di riordino del settore, anche nel senso di rendere più cogente il divieto già posto ad enti, imprese e aziende pubbliche, di contribuire sotto qualsiasi forma al finanziamento, anche indiretto, di associazioni mutualistiche, nonché di eliminare ogni forma di defiscalizzazione per quei fondi integrativi che non hanno i requisiti previsti dal decreto legislativo n. 502 del 1992; analizzare se sia opportuno introdurre il divieto esplicito per i fondi sanitari integrativi di erogare prestazioni sanitarie «sostitutive», in quanto ricomprese nell’ambito di intervento del SSN e dei LEA ( Livelli essenziali di assistenza).
E’ opportuno introdurre disposizioni che impongano la trasparenza e la pubblicità in relazione a tutti gli atti statutari e costitutivi correlati ai fondi integrativi nonché disposizioni atte ad eliminare ogni conflitto d’interesse tra i gestori dei Fondi e chi li promuove.
Il problema più ampio del sistema sanità integrativa è determinato dalla confusione soprattutto interpretativa delle norme.
Una prima questione è legata alla definizione delle prestazioni. Non solo le prestazioni «vincolate» sono integrative.
I Fondi sanitari integrativi del Servizio Sanitario Nazionale, gli Enti, le Casse e le Società di mutuo soccorso aventi esclusivamente fine assistenziale, hanno l’obbligo di destinare una quota non inferiore al 20% dell’ammontare complessivo delle risorse destinate alla copertura di tutte le prestazioni garantite ( c.d prestazioni vincolate) ai propri assistiti, per l’erogazione di prestazioni di assistenza odontoiatrica, di assistenza socio-sanitaria rivolta ai soggetti non autosufficienti e di prestazioni finalizzate al recupero della salute di soggetti temporaneamente inabili.

Affermare che i Fondi erogano in media il 30/35 per cento delle prestazioni vincolate non significa dire che per il restante 65/70 per cento siano sostitutivi.
Esistono prestazioni in cui l’integratività assume un ruolo non quantitativo, ma qualitativo.
Sempre secondo Mefop,In attuazione dei D.M. 2008/2010 risulta indispensabile emanare il/i decreti che regolamentino contestualmente la disciplina dei fondi e l’affidamento in gestione, ivi compresi organismi e modalità di vigilanza e le prestazioni afferenti al 20%.
La Legge di Stabilità per il 2016 (art.1, comma 190) ha potenziato le agevolazioni fiscali per le aziende che concedono servizi e prestazioni di welfare aziendale ai dipendenti (asili nido, buoni pasto, assistenza sanitaria integrativa…), introduce nuovi strumenti già sperimentati in altri paesi europei come il voucher dei servizi.
Anche nella legge di Bilancio 2017 vi è un capitolo rilevante per sviluppare queste aree. Sono state ampliate le ipotesi di somme che non concorrono alla determinazione del reddito di lavoro dipendente, attraverso la modifica del corresponsione di benefit
La disposizione consente di detassare le prestazioni di assistenza per i familiari anziani o non autosufficienti erogate anche sotto forma di somme a titolo di rimborso spese ovvero sotto forma di prestazione di servizi.
Armonizzare sotto il profilo fiscale la materia dei fondi, ancora oggi frammentata ed eterogenea, e favorire l’introduzione e lo sviluppo di meccanismi di deducibilità e detraibilità fiscale, considerando che la defiscalizzazione, pur rappresentando un costo per i conti pubblici, può, soprattutto a medio-lungo termine, garantire un significativo
recupero del sommerso.
In ultimo rivedere il Decreto legislativo n.117 del 2017 di Riforma del terzo settore, che ha creato un cortocircuito normativo, determinando, tra l’altro, un problema di inquadramento fiscale circa il regime di ente non commerciale applicabile ai Fondi Sanitari Integrativi e alle Casse di assistenza.

 

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