Risparmio previdenziale: Quali prodotti scegliere per una pensione più ricca

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La bontà di un sistema pensionistico adeguato e sostenibile, parafrasando Adam Smith, dipende dalla ricchezza di una nazione. Poi ci sono altri fattori cui dover imprescindibilmente tener conto, come gli andamenti demografici. Gli effetti combinati di questi fattori, ricchezza di uno Stato, situazione del mercato del lavoro e andamenti demografici determinano le condizioni per le varie riforme pensionistiche. Espansive in tempo di vacche grasse ( metodo retributivo), restrittive in tempo di vacche magre  (metodo contributivo). La riforma “Fornero”, fatta in tempi di vacche magrissime, che ha avuto effetto dal 1° gennaio 2012, nel 2016, secondo l’Istat, ha prodotto una diminuzione di pensionati di vecchiaia e anzianità di quasi 600 mila unità, diminuzione dovuta essenzialmente per l’innalzamento dell’età pensionabile. Oggi il numero di pensionati di età inferiore ai 65 anni si è ridotto di 1,4 milioni, mentre l’invecchiamento della popolazione e il miglioramento della speranza di vita hanno determinato un aumento del periodo di pagamento degli assegni.
Nel 2015 i contributi versati dai lavoratori si riferivano a un periodo medio di 35 anni, relativamente uniforme tra i dipendenti e con differenze più ampie tra i lavoratori autonomi. Quasi la metà dei pensionati risiede nelle regioni del Nord, un quinto al Centro, poco meno di un terzo nel Mezzogiorno e il 2,5 per cento all’estero. Le donne rappresentano il 46 per cento circa del totale.


Il reddito medio lordo annuo delle pensioni di vecchiaia e anzianità è nel 2016 di 20.583 euro. Il divario di genere sugli importi è attualmente pari a circa 6 mila euro con una tendenza a diminuire per il progressivo pensionamento di donne con carriere lavorative più lunghe e regolari. I divari territoriali sono più contenuti: i redditi più elevati vengono percepiti dai pensionati del Centro (oltre 22 mila euro annui in media) e i più bassi nel Mezzogiorno (20 mila).
Ora probabilmente di fronte a quota 100 che dovrebbe portare un sensibile aumento dei pensionamenti nel triennio 2019/21, stimato su un milione di pensionati in più, la spesa previdenziale ritornerà nuovamente sotto stress. Non c’è bisogno di essere raffinati economisti per intuire il problema. A fronte di 5 anni di contributi in meno per ogni optante di quota 100 di 62 anni, ci sarà il versamento di 5 anni di pensione in più. Per cui nuove riforme ( peggiorative) si staglieranno prossimamente all’orizzonte, a meno che la situazione economica del Paese non cambi radicalmente, attuando il binomio più investimenti/ più occupazione e quindi mantenere sostanzialmente in equilibrio, sia pure precario, l’attuale assetto dei conti pubblici.
Ma se questo potrebbe essere lo scenario più auspicabile, purtroppo a fronte di un nuovo miracolo economico oniricamente invocato, a scanso di brutte sorprese si deve necessariamente intraprendere un percorso alternativo o parallelo alla pensione pubblica, se si vuole avere una pensione rimpinguata. Anche se bisogna convenire che queste scelte sono riservate a coloro che hanno carriere continue e stipendi medio-alti.
Per esempio si possono fare investimenti in prodotti bancari e finanziari, come investimenti in azioni, obbligazioni, depositi postali, fondi comuni, pir, titoli di stato, oppure scegliere prodotti assicurativi come le polizze vita, il long term care, ed infine ci sono i prodotti previdenziali, come l’adesione ai fondi chiusi, ai fondi aperti o a un Pip. Ogni prodotto ha una sua propria caratteristica, ha i pro ed i contro. Per facilitare la scelta, il portale del Mef “quello che conta” illustra in modo abbastanza semplice le caratteristiche fondamentali di ciascuno dei prodotti sopraelencati.
Vediamoli brevemente giusto per sapere di cosa si tratta.
L’azione è una quota di capitale di una “società per azioni” .. Acquistando un’azione si diventa socio della società, con il diritto di partecipazione agli utili ma anche sopportare le perdite se la società non va bene. Invece sottoscrivendo un’obbligazione si fa un prestito alla società emittente o allo Stato, percependo degli interessi che oggi non sono particolarmente remunerativi.
I Pir, piani individuali di risparmio, sono strumenti di investimento di medio e lungo periodo, riservati alle persone fisiche, con un trattamento fiscale agevolato a condizione che siano rispettate alcune limitazioni con riferimento alla composizione dei portafogli e alla durata dell’investimento. I fondi comuni sono strumenti di investimento, gestiti dalle società di gestione del risparmio (Sgr) che riuniscono le somme di più risparmiatori e le investono, come un unico patrimonio, in attività finanziarie (azioni, obbligazioni, titoli di stato, ecc.) o in immobili.
Il prodotto assicurativo più diffuso e quello che eroga la rendita vitalizia che permette di integrare la pensione ottenendo una somma di denaro vita natural durante. a seguito del pagamento di un premio unico o periodico. La Long Term Care invece è un’assicurazione che copre le spese derivanti dall’impossibilità di svolgere autonomamente le normali funzioni della vita quotidiana (azioni semplici come muoversi, lavarsi e mangiare), con conseguente menomazione dell’autosufficienza, non necessariamente dovuta a malattia o infortunio, ma anche alla semplice vecchiaia.

La previdenza complementare non è un prodotto finanziario, ma possiamo paragonarlo ad una sorta di raccoglitore del risparmio previdenziale che utilizzando un mix di prodotti finanziari lo investe nell’ottica di massimizzare i rendimenti e ridurre i rischi. ,A tutt’oggi è lo strumento più idoneo che può realmente contribuire ad integrare la pensione pubblica.
Il fondo pensione negoziale è una forma di previdenza complementare privata istituita dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro nell’ambito della contrattazione collettiva nazionale, di settore o aziendale o di una determinata categoria di lavoratori. Il fondo pensione negoziale è un ente giuridicamente autonomo, distinto dai soggetti promotori, e non ha scopo di lucro.
Il fondo pensione aperto è una forma di previdenza complementare privata istituita da banche, imprese di assicurazione, società di gestione del risparmio (SGR) e società di intermediazione mobiliare (SIM). I fondi pensione aperti sono costituiti sotto forma di patrimonio separato e autonomo da quello della società che li ha istituiti.
Il PIP (Piano individuale pensionistico di tipo assicurativo) è una forma di previdenza complementare privata istituita da imprese di assicurazione.
Ora fra le tre possibilità di scelta quella che si sta affermando in modo prevalente sui prodotti finanziari o assicurativi è indubbiamente la previdenza complementare che, anche se non ha raggiunto quella platea che era ovvio aspettarsi, complice anche la crisi economica, oggi coinvolge circa un quarto dei lavoratori attivi, dipendenti ed autonomi. Ed è questo veicolo che lo Stato dovrebbe maggiormente incentivare ma lo fa a corrente alternata e senza convinzione ( quando lo fa).

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