Il Welfare integrato ci può aiutare ad investire bene salvando il pianeta

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Il Welfare è un compendio di prestazioni sociali originariamente a carico dello Stato, oggi banalmente quando si parla di welfare si parla di prestazioni pubbliche e private e quando si parla di welfare integrato si intende generalmente la previdenza complementare, la sanità integrativa ed oggi anche  un pizzico di benefit dal parte delle imprese ( welfare aziendale o contrattuale). Ora questo welfare muove cospicue risorse che sono investite per fruttare rendimenti in base al principio “pecunia non olet”, cioè senza badare tanto per il sottile sulla loro destinazione. Ormai fortunatamente la direzione sembra essere cambiata. Il 10 aprile scorso, su iniziativa di Itinerari Previdenziali si è tenuto a Roma un Forum sul Welfare Integrato.
Alberto Brambilla, coordinatore di Itinerari, nell’aprire i lavori ha evidenziato come gli andamenti socio-demografici in atto a livello globale impongono un cambiamento e un nuovo modo di allocare le risorse, specie per gli investitori istituzionali, fra cui le forme di previdenza complementare.
Il progressivo invecchiamento della popolazione che interesserà indistintamente le economie più sviluppate, pone non solo il problema legato al rischio di non autosufficienza, ma allo stesso tempo l’opportunità di investimenti nella cosiddetta silver economy o grey economy ( da non confondere con la green economy), ovvero tutto ciò che ruota attorno ai soggetti che stanno per pensionarsi o che sono già in pensione, cioè la soddisfazione dei bisogni specifici della terza età.
A ciò si intrecciano i fattori ESG che stanno assumendo un ruolo sempre più importante tanto nella società quanto nel modo di fare impresa. Accanto a una migliore conservazione del pianeta (environmental), occorre sviluppare una crescita culturale a livello generalizzato, che consenta di migliorare la convivenza sociale (social), accompagnata inoltre da una innovativa governance di imprese e organizzazioni statali (governance).

fonte Il Messaggero – Roma

Oltre alla diffusione di una finanza sostenibile, di virtuose politiche aziendali e di un’innovativa governance, c’è il primario aspetto dell’impact investing, cioè gli investimenti ad impatto sociale che assicurino comunque dei rendimenti. In particolare per gli investitori istituzionali, a maggior ragione per quelli previdenziali e del welfare integrato, investire attraverso strumenti che riescano a generare, oltre al rendimento finanziario, anche ricadute dirette sulle persone e sul territorio diventa non più solo un’occasione, ma una necessità.
Il forum sul welfare integrato riunisce Fondi Pensione, Casse di Previdenza, Fondazioni di origine Bancaria, Casse di Assistenza Sanitaria Integrativa, operatori di mercato e parti sociali, uniti da un comune obiettivo di affrontare, a livello di sistema, le nuove esigenze imposte dai cambiamenti sociali, migliorando al contempo l’attuale assetto del nostro welfare.
L’aumento dell’aspettativa di vita e il progressivo invecchiamento della popolazione collocano l’Italia tra i Paesi più longevi al mondo; non si tratta solo di un aumento di spesa, pensiamo alla sanità, ma anche di nuove opportunità nella gestione delle politiche di investimento nella così detta Silver Economy che ben si inserisce nei contesti ESG e socialmente responsabili.
Le Politiche di investimento non potranno prescindere da una sempre più accentuata applicazione dei criteri ESG e strategie di investimento socialmente responsabili. Secondo l’OMS nel 2050 la popolazione mondiale over 60 raddoppierà, rispetto ai 900 milioni attuali, raggiungendo i quasi 2 miliardi di individui, cioè il 28% dell’intera popolazione mondiale, questo è l’effetto combinato di un aumento dell’aspettativa di vita e della riduzione della tasso di fertilità.
Tra il 2045 e il 2050 l’Italia avrà circa il 34% della popolazione over 65.
Ad oggi la sola spesa pubblica per la non autosufficienza supera i 30 miliardi, cui si
sommano i 10 miliardi spesi dai privati. Ma anche l’aumento dell’aspettativa di vita può diventare una opportunità, che si inserisce in quella che definiamo Silver Economy
I servizi maggiormente interessati sono quelli sanitari e di assistenza sociale, che assorbono i due terzi delle risorse, comprendendo anche la fornitura di farmaci e apparecchiature elettromedicali.
In una società che invecchia, deve invecchiare bene e in un mondo sempre più ai limiti della sostenibilità occorre cambiare i paradigmi sia di Governo dei Paesi sia quelli sugli investimenti.
Non è più sufficiente valutare gli investimenti solo per il loro ritorno economico ma anche, ove possibile, per i vantaggi per la società, per i partecipanti all’economiae per l’ambiente, con la consapevolezza che questo insieme di vantaggi si tradurranno in ulteriori ritorni anche finanziari.
È per questo che l’applicazione di criteri ESG, strategie di investimento responsabile SRI e a impatto sociale possono rappresentare una «terza via» per gli investitori istituzionali nel consolidare un welfare integrativo tanto ambientale quanto sociale.

Ciò ci porta dall’economia lineare, all’economia circolare.
Nell’economia lineare, terminato il consumo termina anche il ciclo del prodotto che diventa rifiuto, costringendo la catena economica a riprendere continuamente lo stesso schema: estrazione, produzione, consumo, smaltimento.
L’economia circolare, invece, è un sistema in cui tutte le attività, a partire dall’estrazione e dalla produzione, sono organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun’altro. E’ un ragionamento molto futuribile, ma d’altra parte non si può pensare solo all’oggi ma più semplicemente una vecchiaia migliore può aversi solo in un pianeta migliore. Al momento può sembrare una frase ad effetto, in prospettiva una necessità cui tendere con forza.

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