Corte Costituzionale: legittimo il pagamento differito del Tfr agli statali per dimissioni

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Per motivi di contenimento della spesa pubblica, i trattamenti di fine servizio e fine rapporto, comunque denominati dei dipendenti pubblici, vengono corrisposti ordinariamente dopo 12 mesi dalla cessazione del servizio per raggiunti limiti di età, ora 67 anni, oppure dopo 24 mesi in caso di pensione anticipata. Rispetto agli importi poi il pagamento è in unica soluzione se di importo pari o inferiore a 50.000 euro; in due o tre rate annuali, se di ammontare superiore a 50.000 euro a seconda che l’importo complessivo superi i 50.000 euro ma sia inferiore a 100.000 (in tal caso le rate sono due: 50.000 la prima e la parte eccedente la seconda) ovvero sia pari o superiore a 100.000 euro (e in tal caso le rate sono tre: 50.000 la prima; 50.000 la seconda e la parte eccedente i 100.000 la terza).E fin qui tutto sommato era ingiusto, ma sopportabile. Successivamente è stato disposto, a causa dell’esplosione del numero dei pensionamenti anticipati, che avrebbe sottoposto le casse pubbliche ad esborsi non sostenibili, perché diversamente dai datori di lavoro privati, lo Stato non accantona le quote reali di Tfr, ma le registra figurativamente sui propri registri contabili”, che i termini di pagamento decorrono dal raggiungimento dell’età pensionabile. Per cui il dipendente pubblico che va in pensione a 63 anni, prima deve maturarne 67 ( 4 anni) e poi aspettare i 24 mesi obbligatori. Cioè un’attesa di 6 anni

Il legislatore ha comunque cercato di indorare la pillola, introducendo la possibilità di chiedere un anticipo e dando una minima riduzione delle tasse.

L’anticipo del trattamento di fine servizio
( art 23 dl 4/2019 comma 2 convertito con modificazioni con la legge 26/19)
Ai dipendenti pubblici cui è liquidata la pensione quota 100 l’indennità di fine servizio è erogata
al momento in cui maturerebbe diritto a seguito del raggiungimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia o anticipata, con gli adeguamenti alla speranza di vita.
Tuttavia, sulla base di apposite certificazioni rilasciate dall’ente erogatore del trattamento di fine servizio, compreso il TFR, coloro che hanno chiesto quota 100 nonché coloro che accedono, o che hanno avuto accesso alla pensione prima della data di entrata in vigore del decreto legge n. 4/2019
( 29/1/2019), possono presentare richiesta di anticipo fino a 45.000 euro dell’indennità di fine servizio maturata, alle banche o agli intermediari finanziari che aderiscono a un apposito accordo quadro da stipulare, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, cioè entro la fine di maggio 2019. Ai fini del rimborso del finanziamento e dei relativi interessi, l’ente erogatore del Tfs, in genere l’Inps, trattiene il relativo importo, fino alla concorrenza dello stesso. Si applica il tasso di interesse indicato nell’accordo quadro.

Detassazione TFS
(Articolo 24 Dl 4/2019.)
L’aliquota dell’imposta sull’indennità di fine servizio comunque denominata è ridotta in misura pari a:
a) 1,5 punti percentuali per le indennità corrisposte decorsi dodici mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro o, se la cessazione sia anteriore al 1° gennaio 2019, a decorrere da tale data;
b) 3 punti percentuali per le indennità corrisposte decorsi ventiquattro mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro o, se la cessazione sia anteriore al 1° gennaio 2019, a decorrere da tale data;
c) 4,5 punti percentuali per le indennità corrisposte decorsi trentasei mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro o, se la cessazione sia anteriore al 1° gennaio 2019, a decorrere da tale data;
d) 6 punti percentuali per le indennità corrisposte decorsi quarantotto mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro o, se la cessazione sia anteriore al 1° gennaio 2019, a decorrere da tale data;
e) 7,5 punti percentuali per le indennità corrisposte decorsi sessanta mesi o più dalla cessazione del rapporto di lavoro o, se la cessazione sia anteriore al 1° gennaio 2019, a decorrere da tale data.
2. La disposizione di cui al presente articolo non si applica sull’imponibile dell’indennità di fine servizio di importo superiore a 50.000 euro.
La detassazione non riguarda il TFR
Ma com’era prevedibile sono stati presentati molti ricorsi che sono approdati alla Corte Costituzionale. La Suprema Corte si è riunita ieri 17 aprile 2019 in camera di consiglio per discutere le questioni sollevate dal Tribunale di Roma sulla legittimità della normativa riguardante il pagamento differito e rateale delle indennità di fine servizio dei dipendenti pubblici.

In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio stampa della Corte fa sapere che al termine della discussione le questioni sono state dichiarate infondate ma con esclusivo riferimento al caso di una lavoratrice in pensione per ragioni diverse dal raggiungimento dei limiti massimi di età o di servizio. In questa ipotesi, la Corte ha ritenuto non irragionevole il regime restrittivo introdotto dal legislatore, che prevede la liquidazione delle indennità nel termine di 24 mesi e il pagamento in rate annuali. Restano quindi impregiudicate le questioni sul pagamento delle indennità nel termine di 12 mesi, e sulle relative rateizzazioni, per i pensionati che hanno raggiunto i limiti massimi di età o di servizio.

Estratto conto dipendenti pubblici

Sempre in merito ai  dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni, l’Inps ha reso noto che è disponibile sul suo sito online la guida sull’Estratto conto dei dipendenti pubblici.
Esso è il documento che riporta i dati relativi a stati di servizio, gli eventuali periodi riconosciuti con provvedimento di riscatto, ricongiunzione o computo, gli eventuali altri periodi riconosciuti con contribuzione figurativa e le retribuzioni utili a fini pensionistici successive al 31 dicembre 1992, con esclusione di ogni riferimento ai periodi utili ai fini del trattamento di fine servizio.
Per consultare l’estratto conto è possibile seguire le indicazioni della guida e accedere in pochi semplici passaggi al servizio telematico dedicato. In questo modo, il dipendente pubblico potrà effettuare tutti gli approfondimenti e le verifiche necessarie, proponendo, in caso di errori o inesattezze, una Richiesta di variazione della posizione assicurativa (RVPA).
Nella guida sono illustrate, inoltre, le modalità con cui effettuare la RVPA e gli strumenti di cui il datore di lavoro può avvalersi per modificare le posizioni assicurative dei propri dipendenti.

c.l.

 

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1 commento Commenta
perplessa
Scritto il 18 aprile 2019 at 23:24

sono già n pensione e ci sono andata con i requisiti Fonero, e ho già percepito trascorsi i 3 anni dal pensionamento le rate de TFS, ma mi pare comunque vergognoso questo ulteriore posticipo nei confronti degli ex colleghi che aderiranno a quota 100. Ricordando soprattutto che versano un contributo per il TFS, che non possono essere rchiesti anticipi, per cui il lavoratore è stato costretto ad attendere il pensionamento per conseguire il TFS. Facendo un esempio comune, quando ho acquistato casa mia, non potendo richiedere l’anticipo, ho fatto la cessione del quinto, come fanno molti, poi quando finalmente c’è il pensionamento i soggetti che si sono indebitati con cessioni del qunto o mutui devono attendere altri anni per avere i loro sold, e se aderiscono a quota 100 ancora di più. Fa veramente schifo, non ci sono altre definizioni

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