Anche Bankitalia bacchetta quota 100 e reddito di cittadinanza

Scritto il alle 09:28 da [email protected]

maggio 2019 il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha presentato le sue “Considerazioni finali” in occasione della diffusione della Relazione annuale sul 2018.
È stata anche pubblicata la Relazione sulla gestione e sulle attività della Banca d’Italia sempre sul 2018, che fornisce un resoconto dell’attività svolta dalla Banca, dei risultati conseguiti e delle risorse utilizzate.
I riscontri sui media sono stati ampi specie per alcune bacchettate date a destra e a manca anche se ancora con stile e garbo come quello che si usava ante facebook, prima cioè che andassero di moda gli atteggiamenti da guappo di cartone che tanto piacciono.. La relazione affronta anche i temi oggetto di alcuni “rilievi” del precedente rapporto della Corte dei Conti e cioè la preoccupazione dei guasti finanziari che possono apportare le misure clou del governo in materia di previdenza ed assistenza e tentativo di risolvere il problema del lavoro. E motivi di preoccupazione ce ne sono perchè  alimentati a dismisura in questi giorni. Il governo non solo non ha abolito la povertà, come si era pubblicamente vantato, non solo non ha eliminato la precarietà come aveva dichiarato dopo l’approvazione del “Decreto dignità”, ma intende affrontare l’esplosione dello spread a testate: “vedremo chi ha la testa più dura” ha affermato con una tipica guasconata ( masochista) qualcuno. Quindi dopo un anno stiamo punto e daccapo. Infatti la Relazione  evidenza che sebbene l’occupazione ha continuato a espandersi, è inferiore rispetto al 2017 (0,9 per cento, da 1,2). L’incremento, concentrato nella prima metà dell’anno, si è poi arrestato.
Vi ha inciso prevalentemente la maggiore permanenza al lavoro di individui
di età più elevata a seguito della riforma Fornero che ha innalzato i limiti di età per il pensionamento. Il tasso di attività per le persone di 15-64 anni è salito di 0,2 punti percentuali (al 65,6 per cento),. La crescita ha riguardato sia gli uomini, sia – in misura lievemente più marcata – le donne, e ha interessato esclusivamente il Centro Nord; nel Mezzogiorno la situazione occupazionale è rimasta sostanzialmente invariata, 11 punti al di sotto della media nazionale.
L’incremento del tasso di attività si è concentrato tra le persone con più di 50 anni, confermando una tendenza in atto dall’inizio del 2000, determinata dalle riforme pensionistiche susseguitesi nel tempo. Dal 2000 a oggi il tasso di occupazione nella classe di età 55-64 anni è quasi raddoppiato (dal 30 al 57 per cento), ed è aumentato di poco meno anche quello degli individui di età compresa tra i 65 e i 74 anni (dal 5 al 9 per cento). Questa tendenza è stata più marcata al Centro Nord, dove maggiore è l’incidenza degli occupati più anziani.
Bankitalia si lamenta che per effetto della rivalutazione delle pensioni al costo della vita, la spesa primaria corrente è aumentata in misura più sostenuta rispetto a quanto osservato negli otto anni precedenti (2,6 per cento contro l’1,1 per cento in media all’anno tra il 2010 e il 2017). la spesa pensionistica è salita dell’1,9 per cento (a 292,3 miliardi)
soprattutto in seguito alla rivalutazione delle prestazioni al costo della vita e, in misura
minore, all’incremento del numero di trattamenti. La relazione riferita al 2018 non tiene conto poi della riduzione della perequazione delle pensioni, per cui la spesa pensionistica cresce per effetto di un altro elemento, cioè quota 100. Infatti l’introduzione della “quota 100” e del Reddito di cittadinanza (RdC). sulla base delle valutazioni ufficiali comporterebbe complessivamente una spesa pari a 11,0 miliardi nel 2019 e 16,4 in media all’anno nel prossimo biennio; Le coperture ammontano allo 0,9 per cento del PIL in media all’anno. Per il 2019 una parte rilevante delle risorse è ottenuta con l’inasprimento temporaneo della tassazione sul settore finanziario e con la rimodulazione del profilo temporale di alcuni esborsi in conto capitale. Per il prossimo biennio le coperture derivano principalmente dall’abolizione dell’Aiuto alla crescita economica (ACE), dalla soppressione del regime opzionale agevolato per la tassazione dei redditi di impresa (che sarebbe dovuto entrare in vigore da quest’anno), da misure di contrasto
dell’evasione fiscale e di recupero di gettito, nonché da una riduzione della spesa
corrente. Insomma praticamente in deficit perché la lotta all’evasione fiscale ha prodotto “bruscolini”.
In particolare, nelle stime della Commissione europea di maggio del 2018, la spesa pensionistica fino al 2040 aumenterebbe di circa tre punti percentuali del prodotto in più rispetto a quanto stimato in precedenza per effetto del quadro macroeconomico e demografico meno favorevole. Tali stime non tengono conto delle nuove norme in materia pensionistica introdotte lo scorso gennaio (tra le quali la summenzionata “quota 100”).
Alla fine del 2018 le quote di fondi comuni e i prodotti assicurativi e della
previdenza complementare rappresentavano circa un terzo della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane. Ciò consente di accumulare risparmio a fini previdenziali e di acquistare protezione contro i rischi legati all’invecchiamento.

 

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