Chi non ha la complementare può versare tutti i contributi all’Inps

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L’abolizione volontaria dal massimale contributivo per chi non ha la previdenza complementare
Il governo dopo aver disposto con la legge finanziaria 2019 il taglio delle cosiddette “pensioni d’oro”, forse perché pentito, oppure per continuare ad avere a disposizione anche per il futuro, una platea da poter tosare, con il decretone che ha introdotto il reddito di cittadinanza e quota 100, ha previsto dei benefici pensionistici per i grandi burocrati delle pubbliche amministrazioni, quelli che viaggiano sui centomila euro annui di stipendio, tanto per avere l’idea.

La legge Dini, la famosa legge 335/1995, introducendo il sistema di calcolo contributivo, ha stabilito, per i lavoratori che hanno iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996 e sono privi di anzianità contributiva precedente, un massimale annuo della base contributiva e pensionabile, annualmente rivalutato dall’ISTAT. Per l’anno 2019 ammonta a € 102.543,00. Concretamente significa che fino a questa cifra si pagano  interamente tutti i contributi per la pensione, sia da parte dello Stato che del dipendente, per gli importi superiori ai centomila euro non si pagano più i contributi Inps,  si pagano solo i contributi utili per il calcolo del Tfs/Tfr. Sui contributi risparmiati i pochi fortunati possono fare quello che credono più opportuno. Polizze assicurative, investimenti vari ecc….
A tutt’oggi la previdenza complementare non copre tutte le categorie pubbliche. Sono esclusi i non “contrattualizzati”, coloro il cui rapporto di lavoro non è disciplinato da un contratto di lavoro collettivo, ma dalla legge, come i prefetti per esempio o le Forze Armate.
Ora la nuova disposizione di legge permette di poter versare, a domanda, i contributi pensionistici sull’intera retribuzione percepita  così da poter maturare una pensione più alta in modo da diventare una futura pensione d’oro ed essere poi “tosata” come si faceva per le monete d’oro. (Per inciso la zigrinatura sui bordi delle monete auree era fatta proprio per impedire che si limasse qualche piccola quantità d’oro).
Penso che saranno pochi che aderiranno a questa possibile facoltà, mentre rimane il problema della previdenza complementare per gli appartenenti al Comparto Sicurezza e delle Forze Armate la cui maggioranza non gode certamente di questi trattamenti retributivi e sono di fatto penalizzati rispetto agli altri lavoratori. Ma su questo versante non c’è niente di nuovo, perché la pensione complementare non è una priorità dell’attuale governo che certamente risolverà il problema dell’adeguatezza delle pensioni con la pensione di cittadinanza ( magari invece dei mini bond ai pensionati si potrebbero  distribuire i “buoni pasto” che già sono una forma di moneta alternativa e che si spendono benissimo nei supermarket).
Il decreto-legge n. 4/19 all’articolo 21, ha previsto l’ “Esclusione opzionale dal massimale contributivo dei lavoratori che prestano servizio in settori in cui non sono attive forme di previdenza complementare compartecipate dal datore di lavoro”. La domanda deve essere “proposta” ( presentata) entro sei mesi dalla data di entrata del decreto 4/19 o dalla data di superamento del massimale contributivo oppure dalla data di assunzione.
Con la circolare n. 93 del 17/6/2019 l’Inps ha fornito le proprie indicazioni sull’applicazione di questa norma. I dipendentii pubblici ai quali è riconosciuto questa opzione son

• i magistrati ordinari, amministrativi e contabili;
• gli avvocati e procuratori dello Stato;
• il personale militare e delle Forze di polizia di Stato;
• il personale della carriera diplomatica e prefettizia;
• il personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco;

i professori e i ricercatori universitari.

• I dipendenti della Banca d’Italia, della Consob e, in linea generale, delle Autorità Indipendenti, nonché delle Università non statali legalmente riconosciute.

Ulteriore condizione  è che i lavoratori lavorano  in settori senza previdenza complementare compartecipate dal datore di lavoro e che gode del trattamento di fine servizio (TFS).
L’opzione va esercitata, a pena di decadenza, nei seguenti termini:
– dipendenti in servizio alla data del 29.01.2019 (data di entrata in vigore del decreto-legge n. 4/2019):
entro sei mesi dal 29.01.2019, se negli anni precedenti la retribuzione imponibile ai fini pensionistici ha superato il massimale contributivo (termine ultimo 29.07.2019);
entro sei mesi dalla data del superamento del massimale, se negli anni precedenti al 29.01.2019 la retribuzione imponibile ai fini pensionistici non ha superato il massimale contributivo;
– dipendenti assunti a decorrere dal 30.01.2019 (giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 4/2019):
entro sei mesi dalla data di assunzione o dalla data di superamento del massimale.
Il massimale contributivo è disapplicato a decorrere dal periodo retributivo successivo alla data dell’opzione.
Le opzioni trasmesse prima della pubblicazione della  circolare sono ritenute utili per l’avvio del procedimento.

camillo linguella

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