Non basta il silenzio assenso e l’adesione contrattuale al decollo dei fondi chiusi

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Secondo il Rapporto della Covip, l’Autorità di vigilanza sulla previdenza complementare, nel 2018 gli aderenti complessivi del secondo pilastro erano circa 8 milioni, grosso modo il 30% della forza lavoro. Una percentuale di tutto rispetto. Il rimanente 70% è una percentuale spaventosa, se non fosse che questa parte di lavoratori autoesclusi sono in parte tutelati da un risparmio previdenziale di diversa natura, unico nel mondo, che è il Trattamento di fine rapporto.
Degli otto milioni, gli iscritti dei fondi chiusi di categoria sono 2,948 milioni. Anche se sono cresciuti il 6,8 per cento in più rispetto al 2017, non raggiungono neppure il 50% di tutti gli aderenti. Eppure i Fondi pensione negoziali erano stati immaginati come la forza principale cui i fondi aperti ed i Pip sarebbero stati delle forme accessorie. Non è stato così per una serie di motivazioni ampiamente analizzate. In effetti se la diagnosi è’ chiara, non è chiara la terapia.
Ciclicamente, quando si affronta seriamente il problema delle pensioni ( cioè al riparo delle boutade elettoralistiche, cosa abbastanza rara oggi) e la sua sostenibilità economica nel lungo periodo, tutti sono d’accordo che la previdenza complementare è più che mai necessaria per il futuro e si conviene che occorre fare uno sforzo in più per farla crescere, a cominciare dalle mitiche campagne informative che comunque rimangono uno strumento prezioso per far capire ai lavoratori i meccanismi di funzionamento del sistema pensione in generale e l’utilità el’affidabilità della complementare. Infatti, a tal proposito dal 1° al 31 ottobre prossimo, torna il Mese dell’Educazione Finanziaria, l’iniziativa promossa dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, una tecnostruttura dei vari dicasteri, autorità di vigilanza, Bankitalia, Covip ecc. Non ne fanno parte né i rappresentanti dei lavoratori, i sindacati, né dei datori di lavoro, la confindustria. Il Mese, giunto alla seconda edizione, avrà un calendario ricco di eventi, seminari e giornate di formazione sull’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale.
L’obiettivo è quello promuovere la capacità di comprensione degli strumenti finanziari, assicurativi e previdenziali che i cittadini hanno a disposizione e sviluppare autonomia di giudizio nell’assumere decisioni che riguardano l’impiego dei propri risparmi, anche con finalità di lungo periodo.
Oltre alla campagna informativa, sempre per rilanciare le adesioni, si ripropongono due istituti che non hanno brillato per l’efficacia dei risultati: l’adesione mediante silenzio assenso e l’adesione ai Fondi pensione di categoria per via contrattuale
Già nel 2007 si era provata la strada del “silenzio assenso”. La norma  aveva stabilito che entro il 30 giugno 2007 per chi era in servizio al 1° gennaio 2007, o entro 6 mesi dall’assunzione, se avvenuta successivamente al 1° gennaio 2007, il lavoratore che non faceva conoscere le sue intenzioni sulla destinazione del TFR, questo era versato ad una forma pensionistica collettiva, secondo il principio che  chi tace acconsente. Si faceva affidamento sulla proverbiale superficialità o incompetenza dei dipendenti e iscrivere così quante più persone possibile.
Tuttavia il meccanismo del “conferimento tacito” ebbe un ruolo molto marginale nella dinamica di crescita delle adesioni, riguardò soltanto circa 70.000 nuovi iscritti su una platea di 12 milioni di lavoratori, a dimostrazione che questi non erano poi così disattenti e sprovveduti. Anche se furono oggetto di vere campagne allarmistiche che paventavano  la perdita assoluta di capra e cavoli, cioè la pensione ed il Tfr. Delle autentiche fake news ante litteram. Il successivo incremento delle adesioni dal 2007 ad oggi, lento ma costante, è stato dovuto unicamente ad una lunga serie di azioni messe in campo dalle forze istitutive, datori di lavoro  e sindacati che hanno fatto maturare in molti la consapevole scelta volontaria.
Oggi da molte parti si invoca un nuovo semestre di silenzio assenso. Ma sarà inutile e non si discosterà dalla precedente sperimentazione. A conforto di ciò basta ricordare come la legge di bilancio 2018 ha parimenti introdotto la possibilità di utilizzo del silenzio assenso anche per l’adesione alla previdenza complementare dei Pubblici dipendenti per il personale assunto dal 1º gennaio 2019, demandando alle parti istitutive dei fondi la regolamentazione sulle modalità di adesione, anche mediante forme di silenzio-assenso, e la relativa disciplina di recesso del lavoratore, sulla base di direttive della COVIP. A tutt’oggi non si è ancora sentita nessuna voce in proposito.
Oltre al silenzio assenso, la carta più recente per aumentare le iscrizioni alla complementare è quella dell’adesione per via contrattuale. Oggi, a detta della Covip, costituisce il canale di adesione di circa un terzo degli iscritti ai fondi negoziali. In applicazione di questa norma contrattuale,i si fanno affluire sul Fondo pensionistico di riferimento, il solo contributo contrattuale, a carico del datore di lavoro, per tutti i lavoratori ai quali si applica quel determinato contratto. Il versamento del contributo datoriale fa iscrivere automaticamente il lavoratore al fondo. Ma non è un’iscrizione c.d. “piena”. Lo diventa solo quando il lavoratore manifesta la sua volontà di adesione versando il tfr maturando e la quota a suo carico, a meno che qui non si voglia far scattare il nuovo silenzio-assenso, poiché a tutt’oggi non sembra che siano state molte le adesioni contrattuali trasformate in adesioni piene. Ora a distanza di qualche anno dal varo delle adesioni contrattuali, si pone un problema non secondario, quello dell’aggravio dei costi di gestione per i fondi pensioni a discapito di tutti gli altri iscritti regolari. Ora qualcuno pensa se non è il caso di porre un termine entro cui comunque il lavoratore deve decidere, riproponendo, in maniera diversa, il silenzio assenso ma in questo caso il silenzio esplicito e stabilendo che fare delle somme accantonate ( restituirle, incamerarle, destinarle al welfare aziendale).
Un’altra strada che viene suggerita è quella di consentire ai lavoratori di potersi iscrivere on line. Ma questo non sembra essere il vero problema, tanto è vero che nel rapporto Covip del 2018 non c’è nessun accenno alla necessità impellente all’adesione on. Sicuramente anche questa strada sarà a breve praticabile ma il vero rilancio della complementare si avrà quando avremo regole certe e stabili sia per le pensioni base che per quella integrativa. Se si continua a cambiare le regole delle pensioni a getto continuo, anno dopo anno, si mina la fiducia dei lavoratori e s ingenera il panico per il futuro che costringe molti ad andarsene in pensione subito perchè così pensano di salvare almeno  quello che hanno già maturato.

 

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