La IORP II fa temere un aggravio dei costi per i fondi pensione

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La burocrazia della Comunità Europea, spesso,  con i suoi  sovrabbondanti lacci e lacciuoli  finisce per ottenere un risultato diverso se non opposto a quello prefisso. E’  uno dei motivi forti che hanno scavato un solco fra l’istituzione comunitaria europea, per il restante verso utile e necessaria, e i comuni cittadini. E spiace poi constatare come una parte non indifferente di questi eccessi burocratici poi provengano da quel paese che più di ogni altro si scalglia contro i tecnoburocrati, cioè l’Italia. La cosa si è verificata anche per la Iorp 2 dove l’Italia, attraverso la Covip, ha svolto un ruolo di regolamentazione non secondario. Spiace inoltre  l’abbandono del Regno Unito che con la sua impostazione giuridica improntata al common sense, al senso comune, faceva un po’ da contrappeso. Ma ora con la Brexit questo bilanciamento verrà a cessare.


La IORP II ( Institutions for Occupational Retirement Provision), in italiano Epap (Enti pensionistici aziendali o professionali), “auspica” che gli Stati membri dovrebbero tutelare i lavoratori dalla povertà in età avanzata e promuovere sistemi pensionistici integrativi legati ai contratti di lavoro per l’integrazione delle pensioni pubbliche. Le disposizioni previste dalla direttiva sono intese a garantire un elevato livello di sicurezza per tutti i futuri pensionati, attraverso la prescrizione di norme prudenziali rigorose, e a favorire una gestione sana ed efficiente degli schemi pensionistici aziendali e professionali.
Comunque, approvata la Iorp 2 fra un tripudio di consensi, recepita la direttiva negli ordinamenti degli Stati membri, l’Eiopa, l’ Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali, ha emanato i suoi “ pareri” che grosso modo sono gli equivalenti delle circolari esplicative dell’Inps. Infatti nella fattispecie i pareri sono dei documenti emanati per aiutare le Autorità Nazionali di vigilanza sulle pensioni nella fase di attuazione della direttiva da parte dei fondi pensione professionali dell’UE. In realtà tendono un po’ a complicare i processi burocratici, cosa che ha suscitato qualche apprensione. La direttiva ha stabilito diverse nuove norme minime di cui devono dotarsi i fondi pensione di categoria, comprese nuove regole per la governance e la valutazione del rischio. I pareri espressi dall’Eiopa la scorsa settimana sull’implementazione della IORP II, più che semplificare le cose, alimentano i timori tra i fondi pensione sulle difficoltà che potrebbero incontrare in merito ai c.d. requisiti prudenziali.

Commentando i pareri “attuativi”della Iorp 2, PensionsEurope ha affermato che, sebbene non siano vincolanti, l’EIOPA “mette sotto pressione le Autorità di vigilanza nazionali fornendo indicazioni dettagliate specie sul monitoraggio e il controllo.
Temiamo che ciò porterà le autorità di vigilanza a seguire i dettami dei pareri, anche quando non sarebbero necessari nei vari contesti nazionali. Quei requisiti prudenziali che erano stati respinti come inappropriati durante le discussioni sull’IOP II, vengono così reintrodotti attraverso la porta di servizio “. Questo in sintesi il parere di PensionsEurope.
Molti protagonisti della previdenza complementare europea avevano tirato un sospiro di sollievo quando alcune proposte controverse erano state ritirate durante i negoziati sulla nuova direttiva IORP già alcuni anni fa. Ora riemergono le stesse preoccupazioni visto che l’EIOPA ha proposto l’introduzione di una valutazione del rischio armonizzata per i fondi pensione professionali, nota come “quadro comune”. Uno dei pareri pubblicati dall’EIOPA – ce ne sono quattro – è quello “sull’attuazione pratica del quadro comune per la valutazione del rischio e la trasparenza per gli IORP”.
Secondo l’Autorità Europea, si incoraggia le autorità di vigilanza nazionali “a rendere consapevoli i Fondi pensione che il quadro comune è uno strumento per la valutazione dei rischi.

Susanna Rust su Ipepensions ha fatto presente che “Il quadro comune è stato già respinto nel dibattito sulla Iorp II perché porta a costi superflui a spese degli aderenti dei fondi pensione”.
Al momento del rilascio dei pareri, Gabriel Bernardino, presidente dell’EIOPA, ha gettato un po’ di acqua sul fuoco dichiarando che “La direttiva IORP II ha profonde implicazioni per la governance e la gestione dei rischi dei fondi pensione professionali. In questo contesto, i pareri dell’EIOPA gettano solo le basi per una futura convergenza delle Autorità di vigilanza sulla valutazione del rischio dei fondi pensione per garantire una migliore protezione dei membri e dei beneficiari e l’allineamento con gli obiettivi di sostenibilità della società.”
Gli altri tre pareri dell’EIOPA riguardano oltre la governance e dei documenti di valutazione del rischio, la vigilanza della gestione dei rischi operativi affrontati dai fondi pensione e la vigilanza della gestione dei rischi ambientali, sociali e di governo societario (ESG).
In sostanza si esclude che l’Eiopa intenda imporre un approccio” one-size-fits-all ( un modello unico buono per tutti)”, mentre un’adeguata supervisione è fondamentale per una previdenza complementare sicura.

 

camillo linguella

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