I dati statistici della complementare a giugno 2019: tutto ok!

Scritto il alle 09:38 da clinguella@finanza

A metà del 2019, il numero complessivo degli iscritti alla previdenza complementare, secondo quando fa sapere la Covip, è di 8,922 milioni; al netto delle uscite, la crescita dall’inizio dell’anno è stata di 182.000 unità (2,1 per cento). Nei fondi negoziali si sono registrate 75.000 iscrizioni in più (2,5 per cento), portando il totale alla fine del semestre a 3,077 milioni. I dieci fondi che utilizzano i meccanismi di adesione contrattuale hanno avuto incrementi delle adesioni relativamente più elevati. Circa la metà della crescita ha riguardato il fondo dei lavoratori del settore edile che ha attivato tale meccanismo già dal 2015, e continua a raccogliere adesioni contrattuali per effetto della forte mobilità del settore. Nelle forme pensionistiche di mercato offerte da intermediari finanziari, i fondi aperti totalizzano 1,503 milioni di posizioni, crescendo di 41.000 unità (2,8 per cento) rispetto alla fine dell’anno precedente. Nei PIP “nuovi”, il totale degli iscritti è di 3,341 milioni; la crescita nel semestre è stata di 66.000 unità (2 per cento).

Le risorse complessivamente destinate alle prestazioni ammontano, alla fine di giugno, a 174,7 miliardi di euro; il dato non tiene conto delle variazioni nel periodo dei fondi pensione preesistenti e dei PIP “vecchi”. Il patrimonio dei fondi negoziali, 53,9 miliardi di euro, risulta in crescita del 7 per cento. Le risorse accumulate presso i fondi aperti corrispondono a 21,4 miliardi di euro mentre i PIP “nuovi” totalizzano 33 miliardi; nel semestre l’aumento è stato, rispettivamente, del 9,1 e del 7,5 per cento.

I rendimenti
Nel primo semestre del 2019 mercati finanziari hanno fatto segnare significativi recuperi dopo l’andamento non positivo registrato nel 2018. I rendimenti delle obbligazioni governative sono scesi, e quindi i relativi corsi sono saliti, per tutti i principali paesi emittenti, risentendo del peggioramento delle prospettive di crescita globale per non parlare dell’Italia che è a crescita zero; per i titoli italiani, i premi per il rischio sovrano hanno mostrato ampie oscillazioni tendendo alla riduzione nell’ultima parte del semestre.

fonte Covip

Sui listini azionari, pur con oscillazioni di rilievo, i prezzi sono risaliti in modo generalizzato rispetto ai valori di fine 2018. Le tendenze osservate si sono riflesse sui risultati delle forme pensionistiche complementari. I rendimenti aggregati, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, sono stati tutti positivi. I fondi negoziali hanno guadagnato il 4,7 per cento; il 5,5 e il 6,9, rispettivamente, i fondi aperti e i PIP di ramo III. Per le gestioni separate di ramo I, che contabilizzano le attività a costo storico e non a valori di mercato e i cui rendimenti dipendono in larga parte dal flusso cedolare incassato sui titoli detenuti, il risultato è stato positivo, ma inferiore (0,8 per cento). Il rendimento medio annuo composto valutato su orizzonti più propri del risparmio previdenziale ha visto consolidarsi i propri risultati positivi. Nel periodo da inizio 2009 a fine dicembre 2018 (dieci anni), i rendimenti sono risultati pari al 3,7 per cento per i fondi negoziali, al 4,1 per i fondi aperti e al 4 per i PIP di ramo III; al 2,7 per cento per le gestioni separate di ramo I. Nello stesso periodo, la rivalutazione media annua composta del TFR è stata pari al 2 per cento.
Dopo di che, comfortati da queste notizie positive, in controtendenza sul panorama di stagnazione dell’economia italiana, buone ferie a tutti.

c.l.

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