Pensioni: ripartiamo dai coefficienti di trasformazione

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Si ascolteranno con attenzione le dichiarazioni programmatiche che farà il presidente del consiglio martedì. Sovente si sono sempre rivelate in parte un libro dei sogni, soggette ad essere modificate dalla cruda realtà, ma danno comunque un’indicazione dell’aria che tira e del dove si vuole andare a parare. Tant’è vero che per evitare di  derogare dalle enunciazioni fatte, nel passato fu perfino istituito un ministero per l’attuazione del programma che si rivelò solo una poltrona in più e non una cabina di monitoraggio delle cose fatte e della messa in cantiere delle cose da fare.
Del nuovo governo si aspetta una pronuncia chiara sulle pensioni e forse anche sul reddito di cittadinanza. Forse si ritornerà al protocollo di intesa governo sindacati del settembre 2016 che puntava molto sull’Ape sociale per consentire la possibilità di andare in pensione anticipatamente in base a motivate esigenze invece della quota 100 che consente un pensionamento ad libitum, il cui boom comunque non c’è stato. Si parlerà anche della pensione di garanzia giovani che è comunque una pensione contributiva resa equa da misure specifiche e vedremo quali saranno. Non si tratterà di una copia della  pensione di cittadinanza, tanto per capirci.
Per reintrodurre il principio di equità e di adeguatezza dovrebbe essere centrale per la nuova compagine, la revisione dei coefficienti di trasformazione, quel numeretto che moltiplicato per il montante contributivo accumulato, dà l’importo della pensione. I coefficienti di trasformazione, sono rideterminati ogni due anni, (fino al 2018 ogni tre anni) e sono legati alle aspettative di vita media (uomini e donne). A parità di montante la pensione sarà più alta con una età più elevata di accesso alla pensione. All’aumento delle aspettative di vita medie corrisponderà dunque una riduzione dei coefficienti e conseguentemente dei trattamenti pensionistici. Con dei paradossi, due gemelli, uno andato in pensione nel 2017 ed un altro nel 2019 avranno due aspettative di vita diverse.
Quest’aggiornamento dei coefficienti,può generare pensione in misura inferiore a chi ha lavorato di più..
Secondo studi sindacali, la retroattività della revisione impedisce, di fatto, ai lavoratori di programmare il futuro con certezza. La scelta di continuare a lavorare per incrementare la pensione (aumentando il montante) è vanificata dalla crescita della aspettativa di vita , con conseguente riduzione dei coefficienti.

Da anni si chiede la modifica di questo sistema. Una delle soluzioni possibili è quella  del sistema pro-rata o delle coorti per classe d’età, senza retroattività, cioè valiso da quel momento in poi.
La futura pensione dovrebbe essere calcolata per ogni periodo di vigenza dei coefficienti.. Ogni periodo  che oggi è biennale,  il montante deve essere valutato con i coefficienti vigenti in quell’arco temporale, quindi, ad ogni variazione biennale dei coefficienti deve essere calcolato il pezzo di pensione corrispondente.
Naturalmente queste modifiche vanno  a vantaggio di tutti i lavoratori, visto che, dal 1.1.2012, tutte le pensioni sono calcolate con il sistema contributivo.

c.l.

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