Come ridurre le tasse sulle pensioni

Scritto il alle 09:50 da [email protected]

L’attenzione per far pagare meno tasse è tutta concentrata sui lavoratori dipendenti, almeno così sembra. Si parla di riduzione del cuneo fiscale, bonus di 1500 euro, diminuzione dei contributi pensionistici eccetera. I sindacati sono stati convocati per il prossimo 20 settembre. Da quell’incontro chissà se uscirà qualche impegno preciso. Sicuramente ci sarà un profluvio di promesse da concretizzare nella prossima manovra. Per i pensionati poco o niente. Pertanto  i sindacati dei pensionati hanno già preannunciato, nel caso non si facesse niente per loro, per il prossimo novembre, una mobilitazione in favore della loro categoria di riferimento a sostegno della piattaforma basata su alcuni punti fondamentali per la qualità della vita delle pantere grigie, quali l’adeguatezza delle pensioni, cioè avere pensioni sufficienti a vivere con dignità, una sanità uguale per tutti senza dover ricorrere ai fondi sanitari privati che avvantaggiano i lavoratori dipendenti delle società di grandi dimensioni e la riduzione del carico fiscale. Tutti temi che non avranno difficoltà ad essere accolti, perché il nuovo governo sembra di manica larga e già a Bresselles ha chiesto di essere assecondato in questa sua inclinazione, che al di là dei modi (più urbani quelli attuali) non si discosta dalla vocazione al deficit di quello precedente. La nuova Commissione Europea  ha dato delle risposte di circostanza e affiderà il compito di sbattere la porta al Commissario per l’Economia, l’italiano Gentiloni.
Le richieste dei sindacati hanno dei costi certamente, ma non tali da stravolgere l’assetto economico del Paese, visto che non lo hanno fatto né quota 100 né soprattutto il reddito di cittadinanza, richieste che non possono essere eluse o accantonate sempre e comunque in base al costo che nessuno poi è in grado di quantificare esattamente. Già abbiamo visto il litigio fra il Mef e la Ragioneria generale dello Stato sui costi di quota 100,e la Ragioneria dipende dipende dal Mef, figuriamoci quando i soggetti che “profetizzano” sono molti di più. Nel fare questi ragionamenti non dobbiamo dimenticare che il binomio di un paese efficiente è costituito da una parte dalla produzione della ricchezza e dall’altra sulla sua equa redistribuzione. Se viceversa si ha di fronte un paese che non riesce a produrre ricchezza o preferisce contrarre prestiti, va da sé che ha pochi margini di manovra in base al principio filosofico “domani penso ai debiti e stasera sono un Re”. Significa così facendo scaricare gli oneri del risanamento sulle future generazioni che si dicono di voler tutelare.
Quindi sicuramente, poiché l’attuale condizione dell’Italia è di secondo tipo ( ora spendo e spando,poi si vedrà), il punto più ostico da “schiodare” è certamente quello relativo alla diminuzione delle tasse.
Diversamente dagli altri paesi europei dove esiste un sistema di tassazione agevolata per i pensionati, la rendita pensionistica in Italia è equiparata al reddito da lavoro e tassata nella stessa misura.
Secondo uno studio comparativo dello Spi Cgil della Lombardia, a parità di reddito il pensionato italiano è super tartassato. Per esempio, su un reddito pensionistico di 26.000 euro, il pensionato italiano paga il 21.9% di tasse, mentre quello tedesco solamente l’8,82%. Il 30% di tutto l’irpef nostrano è pagato dai pensionati che si devono far carico anche di quelli che non hanno questa salutare abitudine e per questo motivo ci guadagnano ulteriormente perchè hanno un accesso facilitato per tutte le altre prestazioni socio assistenziali, raddoppiando i loro benefit a scapito di coloro che vengono tassati alla fonte direttamente dall’Inps.


Nel 2017 la spesa pensionistica ha raggiunto i 220,843 miliardi di
euro contro i 218,5 del 2016 (+ 2,3 miliardi) con un’incidenza sul PIL del 12,87%; le entrate contributive sono state pari a 199,842 miliardi (erano 196,5 nel 2016) con un
incremento di 3,32 miliardi pari a circa 1,7%; nei contributi non è ricompreso il contributo aggiuntivo di 10.800 milioni di euro a carico dello Stato destinato al finanziamento della
CTPS ( Cassa pensione degli statali).
Se guardiamo bene la spesa per le pensioni 220 miliardi ( il dato non tiene conto di quota 100) ed i contributi incassati 210 miliardi si vede che c’era già uno sbilancio di circa 10 miliardi di euro, ma se consideriamo che sulle pensioni grava un importante carico fiscale IRPEF che, per il 2017, è stato pari a 50,508 miliardi di euro comprensive di 3.393.609.097 per irpef aggiuntivo regionale e 1.385.443.090 comunale ( VI Rapporto Itinerari previdenziali – pag 129).si può dire, senza tener conto degli effetti di quota 100 che si sono incassati  200 miliardi in contributi e pagati 150 in pensione
Il quadro così rapidamente delineato, mettendo dei freni ai pensionamenti anticipati indiscriminati,  dimostra che si può fare qualcosa sul versante delle tasse.

Bisogna attuare un’inversione di tendenza approfittando del soccorso esterno che ci viene dato non da un’Europa divenuta improvvisamente più buona, ma dall’incredibile diminuzione dello spread sceso addirittura intorno ai 140 punti, diminuzione che consente di mettere da parte un insperato tesoretto ( assieme agi auspicati risparmi di quota 100 e del reddito di cittadinanza).
Voglio ricordare un attimo il meccanismo di tassazione delle rendite della previdenza complementare, perché tale meccanismo può essere replicato con gli opportuni aggiustamenti.
La tassazione della rendita è assoggettato a una ritenuta agevolata del 15%. Questa percentuale si riduce in funzione dell’anzianità di iscrizione alla previdenza complementare; se questa è superiore a 15 anni, l’aliquota diminuisce dello 0,30% per ogni anno fino al limite massimo di riduzione pari a 6 punti percentuali. Con 35 anni di contribuzione, quindi, l’imposta scende al 9%. E’ tassata solo la parte relativa ai contributi dedotti durante il periodo di partecipazione al fondo pensione e alle quote di TFR versato.
In attesa di soluzioni migliori e meno costose per l’erario, questo meccanismo può essere mutuato per le pensioni di primo pilastro, quelle dell’Inps, per intenderci. Si potrebbe stabilire la diminuzione di un paio di punti percentuali agli scaglioni irpef attualmente in vigore e poi stabilire il diritto ad un ulteriore sconto dello 0.30% a partire dai 30 anni di contribuzione fino ad un limite massimo di riduzione da stabilire.
In questo modo si incentiverà anche a rimanere al lavoro perché più si rimane in servizio più si risparmia in tasse e più la pensione sarà alta. E’ l’uovo di colombo e come tale nessuno vorrà prenderlo in considerazione.

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 10.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: +1 (from 1 vote)
Come ridurre le tasse sulle pensioni, 10.0 out of 10 based on 1 rating
Nessun commento Commenta

Articoli dal Network
Ftse Mib: l’indice italiano è andato a testare nuovamente la trend line rialzista di breve period
Come da manuale ora abbiamo in un colpo solo tutto quello che l'antibiblioteca di Eco suggeriva,
"L’anno bellissimo"  preconizzato dal presidente del Consiglio n. 1 ( Preconizzare = annunciare s
Il Fomc doveva scorrere via liscio senza particolari novità. Ed in effetti non sono successe de
FTSE MIB INDEX Setup e Angoli di Gann Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) [ u
E’ meglio comprare un’auto nuova o noleggiarla a lungo termine è la domanda che si è posta Alt
Ftse Mib: l’indice italiano è andato a testare nuovamente la trend line rialzista di breve period
Non potevo trovare migliore vigneta per sintetizzare la riunione del FOMC della Federal Reserve
FTSE MIB INDEX Setup e Angoli di Gann Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) [ u
Ftse Mib: apre debole l'indice italiano in attesa della Fed. Gli operatori attendono il meeting Fed