Le iniziative di Edufin per la conoscenza finanziaria della complementare

Scritto il alle 09:20 da [email protected]

I fondi negoziali della previdenza complementare non sono a prestazione definita. Sono a prestazione definita quei fondi che garantiscono l’importo finale. La maggior parte dei fondi italiani sono a contribuzione definita perché si conosce quello che si deve versare quando si aderisce, ma nessuno garantisce l’importo finale della rendita. Essa dipenderà da una serie di elementi fra cui i rendimenti finanziari. Lo stesso ragionamento si può fare anche per la previdenza pubblica. In questo caso il risultato finale non dipenderà dai rendimenti finanziari, ma delle regole che di volta in volta legislatore vorrà istituire. Attualmente i coefficienti di calcolo della pensione sono legati fra l’altro, alla media quinquennali del Pil. Siamo partiti dalla legge Dini che prevedeva la possibilità di andare in pensione già a 57 anni con 5 anni di contributi e siamo arrivati alla Fornero dove ci vogliono 67 ( 20 anni in più) e 20 di contributi ( 15 anni in più).
Con la pensione Inps il cittadino è un soggetto passivo che non può schivare nessun colpo, nella previdenza complementare diventa un soggetto attivo che può costruirsi la rendita con le proprie mani.
Tuttavia, poiché nella previdenza complementare le decisioni su quali investimenti effettuare sono a carico degli iscritti, discende la necessità da parte di costoro, di capire e valutare, anno dopo anno, se le scelte di investimento effettuate sono in linea con ciò che speravano di ottenere in termini di rendimento. Questa funzione in parte è svolta dai Patronati e dai Sindacati che in materia possono vantare competenze specifiche. L’alternativa è rivolgersi a consulenti specializzati. Fortunatamente anche molti Fondi pensione si sono attrezzati ad offrire ai propri aderenti un adeguato servizio di consulenza.
Dalle ricerche effettuate in tutti i paesi avanzati emerge una diffusa impreparazione sostanziale ed una ignoranza specifica dei meccanismi dei mercati finanziari, esistendo una confusione enorme anche sulle cose più elementari o che dovrebbero essere tali, come la differenza tra le azioni e le obbligazioni,la differenza fra l’interesse semplice e quello composto, la difficoltà a leggere l’estratto conto bancario, ecc… figuriamoci poi i concetti di volatilità, i mercati regolamentati e non, i certificati, gli investimenti illiquidi ecc. Solo lo Spread è una parola ormai acquisita al vocabolario di tutti, ma pochi sanno con precisione cosa significa e quali sono i suoi effetti sul debito pubblico e sulle nostre tasche.
Una volta, quando in Italia l’inflazione viaggiava a due cifre, c’era il cosiddetto “BOT people” che investiva in Bot perché dava dei rendimenti sicuri e molto elevati (una delle causa dell’attuale indebitamento pubblico). Poi sono venuti gli investitori nelle aziende di Stato man mano che venivano privatizzate come Enel ed Eni. Poi ci sono stati i primi rovesci borsistici come per la Cirio e la Parmalat  e più recentemente alcune bancheche hanno rovinato molti piccoli risparmiatori e da allora la diffidenza verso tutti i prodotti finanziari ha imperversato ovunque ed imperversa tuttora.
In aggiunta la crisi appena trascorsa (?)  ha ulteriormente convinto la quasi totalità della platea dei lavoratori che tutto quello che riguarda le borse ed i titoli mobiliari oltre ad essere pericoloso, è ineluttabilmente destinato a far perdere le proprie risorse che in genere non sono mai eccessive. Dovendo mettere in gioco il trattamento di fine rapporto, una somma sicura, certa nell’ammontare e garantita dalla legge, per aderire alla previdenza complementare, il cui risultato finale dipende da come va la borsa, annichilisce non poche anime belle. Né sono persuasivi e compensativi i ragionamenti sui benefit aggiuntivi come quelli fiscali e della contribuzione aggiuntiva a carico del datore di lavoro.
Ma se nonostante ciò iI numero delle adesioni degli italiani hanno superato gli 8 milioni significa che non è tutto così pericoloso ed avventato. Però occorre conoscere i “fondamentali” della finanza.
L’Ocse individua tre punti fondamentali:
1) informare: fornire tutte le informazioni e spiegazioni necessarie per far conoscere i rischi connessi all’investimento finanziario;
2) insegnare: fornire le nozioni e le conoscenze fondamentali della finanza con un linguaggio facilmente comprensibili; le informazioni da veicolare devono essere improntate alla semplicità e alla chiarezza.
3) offrire consulenza: assistere i soggetti nelle scelte di investimento di modo che riesca a fare un corretto uso degli strumenti e delle conoscenze a sua disposizione.
Parlare di educazione finanziaria significa quindi fare riferimento a una molteplicità di interventi di soggetti diversi non sempre direttamente coinvolti nell’investimento finanziario. I programmi di educazione finanziaria devono andare in parallelo con l’educazione previdenziale . Quest’ultima deve prioritariamente inculcare il concetto ai dipendenti ed i lavoratori autonomi sul fatto che, per poter disporre in età avanzata di un reddito adeguato alle proprie necessità, sarà necessario aderire alla previdenza complementare fin dall’inizio della carriera lavorativa. In quest’ambito vanno spiegate le differenze delle varie forme di previdenza complementare e i vari tipi di rendita e da che cosa dipende l’ammontare finale della rendita.
Compreso il meccanismo della previdenza complementare, l’educazione finanziaria pur non essendo la panacea di tutti i mali, facilita la scelta della propria linea di investimento o cambiarle per avere una vecchiaia serena con quell’adeguato tenore di vita previsto e auspicato dalla legge. Perché la conoscenza delle regole previdenziali già gli ha fatto capire che con la sola pensione pubblica ciò non sarà possibile.

Il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria debutta su Facebook e annuncia i primi 200 eventi di #OttobreEdufin2019

Il 1° ottobre prossimo parte la seconda edizione del Mese dell’Educazione Finanziaria. In vista di tale importante appuntamento, il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria (Comitato Edufin), di cui è membro la COVIP, apre la sua pagina facebook
@ITAedufin e presenta i primi 200 eventi della manifestazione
Il Comitato ha deciso di sviluppare questa ulteriore presenza online – oltre al portale istituzionale www.quellocheconta.gov.it, al canale YouTube e agli account Twitter e Instagram @ITAedufin, per ampliare le occasioni di contatto con i cittadini.
Attraverso la pagina Facebook @ITAedufin è possibile anche iscriversi a tutti gli eventi pubblicati nel calendario del Mese dell’educazione Finanziaria 2019 promossi sia dal Comitato sia dalle tante organizzazioni che hanno aderito alla manifestazione e che, su tutto il territorio nazionale, saranno impegnate in attività di informazione e sensibilizzazione sui temi del risparmio, delle assicurazioni e della previdenza,
Ad oggi, hanno aderito al Mese dell’educazione finanziaria 2019 oltre 40 partner tra istituzioni, fondazioni, associazioni di categoria e dei consumatori, organizzazioni anti-usura e referenti del mondo no-profit, scuole, università, aziende, ordini e associazioni professionali, rappresentanti del mondo bancario, assicurativo e previdenziale.

c.l.

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