Naxatis: clima e demografia mettono a rischio le pensioni

Scritto il alle 09:27 da [email protected]

Natixis Investment managers ha pubblicato il suo Global Retirement Index 2019  Dall’incertezza economica all’invecchiamento della popolazione fino ai cambiamenti climatici, la sicurezza previdenziale globale si trova oggi ad affrontare un ampio spettro di rischi moderni. Queste problematiche hanno implicazioni profonde per una società sostenibile. Tuttavia, benché vadano valutati in una duplice ottica globale e nazionale, i veri rischi per la sicurezza previdenziale non si trovano molto distanti da noi. Quello delle pensioni è un argomento troppo vitale per essere relegato solo a numeri statistici che comunque danno la dimensione del problema.
Jean Raby, Amministratore delegato dell’Istituto finanziario francese, così sintetizza gli scopi del Rapporto: “Con il Natixis Index del 2019 cerchiamo di offrire informazioni su come una vasta gamma di fattori influenza la vita di pensionati ponendo alcune domande dirette: Saranno in grado di fare risparmio previdenziale di cui hanno bisogno per la pensione? Hanno accesso all’assistenza sanitaria necessaria per affrontare l’invecchiamento? Quale sarà la loro qualità di vita durante questa fase vulnerabile per l’età?”
In qualità di gestori di investimenti, da parte di Naxatis vengono enfatizzati gli aspetti finanziari della sicurezza pensionistica, perché l’investimento può offrire il massimo beneficio a lungo termine. Ma i risparmi per la pensione e gli investimenti sono solo un aspetto del problema. Un recente sondaggio tra investitori mette a nudo l’incertezza che i lavoratori hanno riguardo alla sicurezza della pensione. Molti sono preoccupati per i rischi posti dall’assistenza sanitaria e dai costi di assistenza di lungo periodo ( dove non esiste un sistema sanitario universale come in Italia). E nonostante livelli relativamente bassi di inflazione nell’ultimo decennio, quattro su dieci sono preoccupati per i suoi effetti sulla pensione.
La sicurezza della pensione è un problema complesso e multidimensionale e non ci sarà una soluzione unica, a parte quella normale che comunque gli Stati se ne faranno carico in qualche modo. Attraverso il Global Retirement Index, gli autori si pongono l’ obiettivo di avviare un dialogo fra i responsabili politici, i datori di lavoro, gli individui e il settore finanziario su come affrontare al meglio le esigenze dei pensionati per le generazioni a venire.
L’ Index 2019 individua tre minacce fondamentali per la sicurezza previdenziale – tassi d’interesse, andamento demografico e cambiamenti climatici – e mette in luce le loro implicazioni per le persone e le istituzioni.

 

I primi 10 paesi in termini di sicurezza previdenziale
1. Islanda                            357.000 abitanti
2. Svizzera                       8.500.000
3. Norvegia                      5.380.000
4. Irlanda                          4.800.000
5. Nuova Zelanda            5.000.000
6. Svezia                         10.300.000
7. Danimarca                    5.000.000
8. Canada                       36.700.000
9. Australia                     25.000.000
10. Lussemburgo                600.000
…….
25 Italia                           60.000.000

Naturalmente il numero degli abitanti influisce parecchio specie in termini di risorse finanziarie. Si pensi agli stati come la Cina, un miliardo e mezzo di abitanti, l’India con più di un miliardo e a molta distanza gli Stati Uniti  con solo 327 milioni.

I responsabili delle politiche pensionistiche, i Fondi Pensione e le persone di tutto il mondo devono rispondere a rischi significativi: dalla sostenibilità delle prestazioni pensionistiche ai rischi finanziari che le persone sono costrette ad assumersi ai fini del risparmio pensionistico, fino alla capacità delle istituzioni pubbliche e private di garantire queste prestazioni nel lungo termine. Il Global Retirement Index 2019 mette in luce tre minacce fondamentali.
1. Tassi d’interesse
Se, da un lato, i tassi bassi possono incentivare i prestiti, dall’altro presentano un ostacolo significativo per chi sta risparmiando in vista della pensione o con l’obiettivo avere un reddito maggiore come gli iscritti alla complementare. Tra l’altro, gli investitori individuali si aspettano dai propri investimenti un rendimento medio pari addirittura all’11,7%. I professionisti finanziari ritengono invece più realistico un rendimento del 6,7%. La realtà sarà ancora più cruda ed è inutile fare previsioni. Attualmente tutti i piani pensionistici a beneficio definito (DB) hanno notevoli problemi

2. La demografia
Il rapido invecchiamento della popolazione rappresenta uno dei rischi maggiori per la pianificazione pensionistica, ma anche la longevità è un rischio importante per i pensionati. La dipendenza degli anziani è un fattore determinante ai fini della sicurezza previdenziale.

L’indice di dipendenza degli anziani esprime il rapporto tra gli ultrasessantacinquenni e la popolazione in età lavorativa (compresa tra 15 e 65 anni). Questo parametro indica quante persone immettono denaro nel sistema rispetto al numero di coloro che preleveranno le risorse.

Perché è importante l’età di pensionamento degli anziani? Perché, per esempio, solleva questioni chiave riguardo alle pensioni. Le istituzioni potranno permettersi di pagare le pensioni? I pensionati si vedranno decurtare le pensioni perché le relative dotazioni sono insufficienti? La prosecuzione del lavoro degli anziani può inoltre avere implicazioni sul piano della politica, delle imposte e delle prestazioni pensionistiche.

Le proiezioni delle Nazioni Unite indicano che, nelle regioni sviluppate del mondo, le persone che hanno compiuto 65 anni nel 2015 vivranno in media altri 19 anni. Entro il 2065, per i pensionati ci sarà una media statistica di sopravvivenza di circa  24 anni dopo il pensinamento  e i sistemi attuali saranno chiamati a raccogliere questa sfida.

3. Gli effetti climatici

Un rischio a lungo termine per la sostenibilità globale pone un rischio finanziario nell’immediato. Anche se il rischio legato ai cambiamenti climatici viene spesso considerato in un’ottica di lungo termine, non va  dimenticato che, già oggi, pone rischi concreti, sul piano sanitario e finanziario, per milioni di pensionati e rappresenta una vera e propria sfida per i responsabili politici di tutto il mondo.

Ci saranno 250.000 decessi in più all’anno tra il 2030 e il 2050 a causa dei cambiamenti climatici – L’inquinamento domestico e l’inquinamento atmosferico causano, rispettivamente, 4,3 e 3 milioni di morti all’anno.
Perdite di 160 miliardi di dollari USA sono state causate da calamità naturali nel 2018 – le persone nelle fasce di reddito medio-basse potrebbero non potersi più permettere di pagare i premi assicurativi sui loro beni.
226 miliardi di USD  di beni commerciali, industriali, strade, ferrovie e fabbricati residenziali saranno a rischio, entro il 2100, a causa del solo innalzamento del livello del mare, se le emissioni di gas serra resteranno elevate.
Il 40 % della popolazione mondiale (2,4 miliardi di persone) vive entro un raggio di 100 km dalla costa..
Spesa pensionistica pubblica media in percentuale del PIL è aumentata nei paesi OCSE dal 5,5% nel 1980 al 7,5% nel 2015.
Essa è aumentata in misura ancora maggiore in paesi con maggiori aspettative di vita. Giappone, Svizzera, Spagna e Italia – quei paesi con i quattro punteggi più alti
per l’indicatore dell’aspettativa di vita – hanno aumentato il loro pubblico
spesa pensionistica di punti percentuali di 5,6, 1,0, 5,0 e 7,6
rispettivamente. In Italia ora la spesa pensionistica è del 16,2% del PIL .
Poi c’è un altro problea da risolvere, lo squilibrio di genere
Le donne devono affrontare una serie distinta di ostacoli che incidono
sul loro benessere materiale, diverso e spesso inferiore rispetto agli uomini. Se non corrette potrebbero potenzialmente far deragliare la loro sicurezza pensionistica.
Le donne, in media, vivono più a lungo degli uomini. La speranza di vita a
65 per le donne nei paesi dell’OCSE è di 21,3 anni rispetto a 17,9
anni per gli uomini, a partire dal 2016. Nel 1970, l’aspettativa di vita a 65 anni per
le donne era di 15,6 anni e 12,8 anni per gli uomini, quindi l’aspettativa di vita
a 65 anni per entrambi i sessi ha subito un aumento percentuale simile
nell’ultimo mezzo secolo.
Oltre a vivere più a lungo, le donne tendono anche a ritirarsi prima rispetto agli uomini. L’età media effettiva di pensionamento per le donne nei paesi OCSE si attestano a 63,6 rispetto a 65,3 per uomini.
La combinazione dei fattori di donne che vanno in pensione prima e vivono più a lungo degli uomini le mette a maggior rischio di sopravvivere in pensione. Le donne nella zona euro hanno in media un tasso di rischio di povertà o esclusione sociale (at-risk-of-poverty or social exclusion, AROPE) del 23% mentre il tasso per gli uomini è del 21%. Tuttavia, la differenza tra i tassi AROPE delle donne e degli uomini aumenta man mano che invecchiano. Nella zona euro, il tasso medio di AROPE per le donne è del 25% contro il 22% per gli uomini di età compresa tra 55 e 64 anni; 17% vs 14% per gli uomini dai 65 ai 74 anni; e il 21% contro il 15% per gli uomini di età pari o superiore a 75 anni. Le donne, che generalmente vivono più a lungo degli uomini, sono maggiormente a rischio di povertài loro ultimi anni.
Tuttavia ora in Italia il trend dell’aggancio dell’età pensionabile all’aspettativa di vita che assicura un minimo di adeguatezza, è sotto pressione e viene di fatto ostacolato. Ora vige una certa corsa al pensionamento anticipato indiscriminato, mentre è doveroso riservarlo a specifiche categorie o situazioni individuali o di genere.

Camillo Linguella

 

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