L’Inps vuole un fondo integrativo per i giovani e investire in Italia

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L’Inps è un mastodonte onnivoro che non si sazia mai, dopo aver fagocitato tutti gli istituti previdenziali italiani, l’ultimo dei quali per importanza l’ex Inpdap, aggiunge un altro obiettivo per il suo carniere: la previdenza complementare, rompendo un principio fin qui mai messo in discussione in tutti i paesi dell’Ocse, cioè la necessità di avere due pilastri pensionistici, di cui uno pubblico e l’altro affidato ai fondi professionali e aziendali. Anche l’Italia ha scelto questa strada e in venti anni di attività i risultati sono stati più che positivi, sia in termini di adesioni che di performance nonostante che l’istituzione dei fondi negoziali per come è stata composta la governance, ha sempre fatto storcere la bocca a più di un tecnocrate. Questi  sperano di riprendersi la rivincita con la famosa Iorp 2 che metterà ulteriori lacci e lacciuoli a scapito della dinamicità della gestione facendo lievitare i costi con conseguente riduzione delle rendite future. E’ paradossale che dopo esseree rimasti senza fiato a furia di urlare contro la iperburocrazia che ci viene imposta dall’Europa,  poi contribuiamo in maniera determinante a costruirla, come è avvenuta proprio nel caso della Iorp 2.
L’Inps attualmente è un istituto che ha una governance incompleta perchè il Consiglio di Amministrazione non è stato costituito e non è stato risolto ( e non lo sarà mai) il problema del bilanciamento dei poteri fra il Comitato di indirizzo e Vigilanza ed il Consiglio di Amministrazione. Così il presidente dell’Inps Pasquale Tridico, può continuare ad operare nel solco tracciato dal suo altrettanto immaginifico predecessore, Tito Boeri. Infatti intervenendo al Forum Ansa, a Roma il 26 settembre 2019, dopo aver parlato dei risparmi ottenuti a seguito dello scarso successo del reddito di cittadinanza e di quota 100,  stimati complessivamente in 2,5 miliardi, misure  che non hanno avuto nessunissimo impatto né sull’economia, né sull’occupazione né sul rilancio dei consumi, è tornato a chiedere un fondo complementare Inps, precisando che ha avuto un input dalla neo ministra del lavoro. .
“A mio parere, ha detto, si potrebbe, come ho visto nel programma condiviso (?) Pd-M5S, istituire un fondo integrativo pubblico che possa funzionare anche da pensione di garanzia per i giovani. Sarebbe uno strumento importante che consentirebbe una maggiore flessibilità al sistema pensionistico”, nel senso che potrebbe garantire una pensione ai giovani attuali potendo far cumulare, se si è capito bene i periodi di iscrizione nel fondo obbligatorio con quelli nel fondo complementare anche ai fini del diritto, aggiungendo infine che questo fondo pubblico di previdenza complementare potrebbe canalizzare gli investimenti nel nostro Paese.

I sindacati subito hanno chiesto  un confronto contro quest’ipotesi   di costituzione  di un fondo di previdenza integrativo pubblico gestito dall’Inps, alternativo ai fondi negoziali. Il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli. ha sottolineato come i fondi negoziali  da vent’anni  hanno permesso di tutelare e valorizzare il risparmio previdenziale dei lavoratori italiani in tutti i settori di lavoro.
Mentre il suo collega della Uil Proietti ha invitato parimenti il presidente dell’INPS a pensare a come migliorare la funzionalità dell’Istituto che è il suo compito istituzionale. Quella del fondo pensione integrativo pubblico è un’idea profondamente sbagliata ed inutile, ha aggiunto. “I fondi pensione in Italia funzionano ottimamente e sono un sistema plurale e concorrente. Tridico poi fa confusione tra i fondi pensione integrativi e l’importantissimo tema delle future pensioni pubbliche dei giovani”.In effetti così è mischiando la lana con la seta, come si suol dire, ma l’attuale quadro politico ci ha abituato a soluzioni più impensabili.che rischiano di creare disorientamento e preoccupazioni  fra gli attuali iscritti e una fase di stallo nelle adesioni.
Gli ostacoli per la realizzazione di un tale progetto  sono di varia natura, il sistema a ripartizione, su cui si fonda la pensione obbligatoria,  è un sistema solidaristico che raccoglie i contributi di chi lavora e con questi paga le pensioni, mentre ls complementare è a capitalizzazione pura. Cioè i soldi devono essere investiti e devono rendere. Quando Tridico parla di investimenti in Italia, dice la stessa cosa dei fondi pensione, anche quando parla di coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti. Se gli investimenti,  peraltro disciplinati dal Decreto ministeriale 2 settembre 2014, n.166 – Regolamento di attuazione dell’art. 6, comma 5-bis del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, recante norme sui criteri e limiti di investimento delle risorse dei fondi pensione, prendono la strada dell’estero anzicchè quella italiana qualche motivo c’è. Si investe dove c’è la possibilità di avere maggiori rendimenti. E’ la regola della complementare. I Fondi pensione da tempo vogliono investire in Italia, anche attraverso la Cassa depositi e prestiti, ma siamo ancora ai balbettii e alle solenni prese di posizione nei simposi e nei seminari. Dimenticando che oltre al DM 166/2014, oggi c’è anche la Iorp 2. Appunto.

 

Camillo Linguella

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