La manovra dà poco su pensioni e non cambia Q100 e reddito di cittadinanza

Scritto il alle 09:15 da [email protected]

Finalmente è stato approvato il testo base del NADEF  (Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza per il 2019), che è l’intelaiatura su cui sarà costruita la finanziaria deil’anno prossimo. In sostanza è una specie di libro dei sogni e non si diversifica come impostazione di fondo, da quello dell’anno scorso che doveva darci “un anno bellissimo” riferito all’anno ancora in corso. Infatti si conta più sulla bontà della nuova UE nel concederci quei margini di deficit del 2,4% ( ufficialmente 2,2) che aveva bocciato nel 2018. Più che sulla crescita, si punta ancora sul debito. Anche perché per gli investimenti infrastrutturali, che alimentano la crescita, pur se fossero decisi,   fra il dire ed il fare ci sono le Conferenze di servizio degli Enti preposti ( Ministeri, Regioni, Comuni e Comitati di quartiere), i ricorsi al Tar per un qualsiasi motivo, le opposizioni dei Comitati del No: Un progetto che non avesse almeno un Comitato per il No, sarebbe svalutato in partenza! Già terminare le opere in corso sarebbe un buon segnale, non solo per i cosiddetti mercati, ma  per noi stessi.
Nella nota di aggiornamento ci sono diversi punti che riguardano le pensioni e che, almeno come c’è scritto, tengono in debito conto delle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico italiano e delle spese pubbliche connesse all’invecchiamento. Poi come saranno tradotte in pratica, è un altro paio di maniche perché comunque quota 100 viene confermata così come è,  ma mancano le altre misure sulle pensioni, a partire da quella di garanzia per i giovani, figuriamoci se poi abolivano il reddito di cittadinanza. Come conseguenza di questa scelta, i pensionati saranno chiamati in prima persona a sostenere l’eventuale rilancio economico del paese, perché saranno esclusi dalla riduzione del cuneo fiscale e non ci sarà nessuna riduzione delle aliquote irpef per la categoria, né una modifica della modalità di calcolo della perequazione annuale. Di conforto non c’è l’istituzione del fondo pensione complementare dell’Inps, né del resto ci poteva essere, e secondo me non ci sarà neppure nella prossima legge di bilancio, per la realizzazione della quale sono previsti ben 24 collegati, cioè provvedimenti attuativi. Contro l’istituzione della “complementare Inps” molti sono i fattori oggettivi e politici che lo rendono pressocchè impossibile, tuttavia, poichè ormai si può fare di tutto ed il contrario di tutto, il fondo complementare Inps potrebbe sbucare da qualche parte.

A confermare che si andrà verso un periodo di vacche magre per le pensioni, andando più a fondo, dal testo redatto, si apprende che la spesa corrente primaria salirà dal 41al 41,9 per cento del PIL nel 2019. Fra le tanti voci, la componente più dinamica è quella delle prestazioni sociali che crescerà del 3,9 per cento nel corrente anno. All’interno delle prestazioni sociali, le previsioni della spesa pensionistica tengono conto dell’ aumento del numero di soggetti che vanno in pensione prima del previsto in virtù delle possibilità introdotte con la Legge di Bilancio 2019 e altri provvedimenti, tra cui Quota 100.
Se aggiungiamo un previsione di crescita molto risicata, dallo 0.2 allo 0.6, quota 100, lo sblocco anche se parziale dell’adeguamento alla speranza di vita ecc, contribuiscono a far aumentare il rapporto tra la spesa per pensioni e PIL, che salirà dal 15,5 per cento del 2019 al 15,9 per cento nel 2022. Rispetto alla previsione del DEF di aprile, la stima di questa spesa  nel 2019 è  rivista al ribasso di circa 1,4 miliardi, di cui circa 1,2 miliardi dovuti dal minor numero di pensionamenti anticipati rispetto alla platea di soggetti che potevano beneficiare. La nuova stima si basa  su una previsione prudenziale delle domande di pensioni anticipate che perverranno da qui a fine anno. Per gli anni successivi, si ipotizza una distribuzione più graduale dei pensionamenti nel 2020 e nel 2021, con conseguenti economie pari a 1,7 miliardi nel 2020 e 400 milioni nel 2021. Tali valutazioni saranno aggiornate nei prossimi mesi sulla base degli andamenti effettivi.
Le altre prestazioni non pensionistiche come il RdC dovrebbero crescere dell’8 per cento nell’anno in corso, sostenute dalle ulteriori prestazioni assistenziali riconosciute. La previsione per il 2019 indicata in questo Documento è stata aggiornata sulla base dei dati di monitoraggio relativi alle domande accolte e quelle prevedibili in accoglimento fino alla fine del 2019 per il Reddito di Cittadinanza (RdC) e Reddito di Inclusione (ReI), e stima una riduzione di spesa complessiva di circa 400 milioni rispetto al DEF.
Dal contingente il NADEF si sposta sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico italiano e delle spese pubbliche connesse all’invecchiamento.
Quelle sul lungo periodo sono state elaborate, sulla base della normativa vigente, in un arco di tempo fino al 2070. La previsione della spesa pensionistica in rapporto al PIL, tiene conto degli interventi di riforma adottati negli ultimi venti anni. Fa riferimento, in particolare, all’applicazione del regime contributivo (Legge n. 335/1995) e alle regole introdotte con la Legge n. 214/2011 ( Legge Fornero) che, elevando l’età per il pensionamento di vecchiaia ed anticipato, ha migliorato in modo significativo la sostenibilità del sistema pensionistico nel medio-lungo periodo, garantendo una maggiore equità tra le generazioni. Il processo di riforma ha previsto altresì l’estensione, a partire dal 2012, del regime contributivo a tutti i lavoratori. Infine, a partire dal 2013, tutti i requisiti di età (inclusi quelli per l’accesso all’assegno sociale) e quello contributivo per l’accesso al pensionamento anticipato indipendentemente dall’età anagrafica, sono periodicamente indicizzati alle variazioni della speranza di vita, misurata dall’ISTAT. Con altrettanta periodicità ed analogo procedimento è previsto, inoltre, l’adeguamento dei coefficienti di trasformazione in funzione delle probabilità di sopravvivenza. Entrambi gli adeguamenti dal 2019 sono effettuati  ogni due anni.
.La previsione tiene conto delle novità contenute nella Legge di bilancio 2019, tra i quali l’introduzione del nuovo regime di indicizzazione dei trattamenti pensionistici in vigore nel periodo 2019-2021 e il taglio nel quinquennio. 2019-2024 delle pensioni di importo superiore a 100.000 euro lordi e il blocco dell’adeguamento alla speranza di vita per l’intero periodo 2019-2026.
A partire dal 2015, in presenza di un andamento di un ciclo economico più favorevole e del graduale innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento, il rapporto fra spesa pensionistica e PIL si riduce per circa un triennio, per poi iniziare una fase di crescita a partire dal 2019 fino al 2022. Segue una fase di lieve flessione che si protrae fino al 2029 dove il rapporto raggiunge il 15,4 per cento. Successivamente, il rapporto spesa e PIL riprende ad aumentare fino a raggiungere il 16,1 per cento nel 2044.
Le previsioni fino al 2070 del complesso delle spese age-related (pensioni, sanità, long term care, ammortizzatori sociali e istruzione) funzionali alla valutazione della sostenibilità delle finanze pubbliche,  sono elaborate sulla base dello scenario definito in sede di EPC-WGA (Economic policy Committee – Working Group on Ageing). Lo scenario EPC-WGA baseline, con base 2015, è finalizzato a supportare in modo coordinato e omogeneo l’analisi della sostenibilità delle finanze pubbliche dei diversi Paesi europei, nell’ambito della verifica del rispetto delle regole fiscali del Patto di Stabilità e Crescita. In definitiva il governo si impegna ad “ Attuare pienamente le passate riforme pensionistiche al fine di ridurre il peso delle pensioni di vecchiaia nella spesa pubblica e creare margini per altra spesa sociale e spesa pubblica”.

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