Fondo complementare statale, Assofondi dice di No

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Boatos sempre tutti da verificare danno quasi sicura la creazione di un fondo pensione complementare gestito dall’Inps per dare una pensione ai giovani e investire i soldi in Italia, cosa sempre più necessaria dopo i dazi doganali che sono calati sulle nostre esportazioni. L’iniziativa verrebbe a cadere proprio nel momento in cui da diverse parti, come il Sole 24 ore del 3 ottobre 2019, si annuncia che il Fondo Tesoreria  presso l’Inps che gestisce il Tfr delle imprese con più di 50 addetti, non devoluto alla complementare, si avvia verso un profondo rosso. L’operazione “complementare Inps” si presenta più come un’azione intesa a raccogliere risorse che altro, perchè prima di erogare rendite occorrerebbero diversi anni.
Assofondipensione – l’associazione di rappresentanza di 30 fondi pensione negoziali, istituita da Confindustria, Confcommercio, Confservizi, Confcooperative, Legacoop, AGCI, CGIL, CISL, UIL e UGL nel 2003 – ha espresso una grande perplessità in merito alle dichiarazioni del Presidente dell’INPS con le quali viene rilanciata l’idea della creazione di un fondo pensione direttamente gestito dall’Istituto di Previdenza Italiano.
La proposta risolverà il problema della bassa adesione ai fondi pensione ma, anzi, corre il rischio di compromettere ogni iniziativa finalizzata al rilancio del sistema creando ulteriore confusione tra la platea dei potenziali aderenti.
E’ opportuno inoltre sottolineare come i fondi pensione negoziali abbiano accumulato, in venti anni di attività, una capacità ed un’organizzazione tale che ha permesso di superare le crisi finanziarie che hanno investito l’economia globale negli ultimi dieci anni, garantendo sempre un rendimento dei portafogli degli aderenti superiore a quello previsto dalla rivalutazione del TFR.
Va inoltre aggiunto che i fondi pensione sono in prima linea nel dare un supporto al sistema Italia considerando che, quanto alle modalità di investimento, la componente relativa ai Titoli di Stato Italiani è l’asset più importante dei fondi pensione negoziali. Nel merito, Assofondipensione ha da tempo avviato una serie di interlocuzioni con Cassa Depositi e Prestiti e con altre realtà al fine di elaborare una strategia che possa permettere ai fondi pensione, sempre nei limiti e nelle modalità di quanto indicato dal D.M. 166/2014 (“investimenti e operazioni consentiti”:Strumenti finanziari secondo i criteri e i limiti indicati. Pronti contro termine e prestito titoli per perseguire la efficiente gestione del portafoglio, aventi com controparte un organismo riconosciuto d i compensazione e garanzia o un soggetto di primaria affidabilità sottoposto a vigilanza pubblica.), di investire in asset che abbiano una ricaduta sul territorio italiano.
Tali considerazioni devono essere, inoltre, inquadrate in un sistema che proprio in questi ultimi mesi si sta rimodellando a seguito dell’emanazione della Direttiva IORP II, che ha posto in capo ai fondi pensione una serie di adempimenti mirati ad una sempre maggior specificità di competenze e ruoli.
Assofondipensione è impegnata da tempo, sia con la Covip che con le Parti Istitutive, alla predisposizione di attività volte al rilancio delle adesioni e, sempre su questo argomento, ha chiesto più volte un’interlocuzione con il Governo per strutturare una campagna di promozione che potesse coinvolgere tutte le realtà presenti.
Pertanto la proposta presentata al Presidente Tridico rischia di mettere in pericolo questo delicato equilibrio e di indebolire il sistema della previdenza complementare, proprio nel momento in cui il settore ha bisogno di interventi incisivi di rilancio.
E’ pertanto fondamentale che l’esperienza sin qui maturata dalla previdenza complementare negoziale non vada perduta, mantenendo ferme le peculiarità del sistema dei fondi pensione al fine di garantire una gestione del secondo pilastro in linea coerente con i buoni risultati finora ottenuti.
Nel corso degli ultimi anni, anche a seguito del richiamato D.M. n. 166 del 2014, i fondi pensione negoziali hanno iniziato ad allargare lo spettro degli strumenti e delle asset class in cui sono investite le relative risorse. I fondi negoziali sono ormai diventati investitori istituzionali maturi, che possono giocare una partita importante per fronteggiare l’emergenza demografica con un welfare più efficiente e inclusivo e, al contempo, finanziare l’economia nazionale, facendosi promotori di un circolo virtuoso teso alla crescita.
In merito al sostegno all’economia reale, le indagini più recenti (tra cui anche il Sesto Report sugli investitori istituzionali italiani di Itinerari Previdenziali indicano che nel panorama europeo l’Italia è il fanalino di coda, del resto in linea con i dati sulla crescita del PIL. “Tendenzialmente, i fondi pensione investono solo il 7% in azioni italiane rispetto ad una media europea del 12% e punte molto più alte come Belgio (30%), Francia (28%) e Spagna (19%). I dati COVIP, a loro volta, evidenziano che le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari assommano a 167,1 miliardi, pari al 9,5% del PIL e al (solo) 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane. Gli investimenti dei fondi pensione nell’economia italiana sono pari a 36,7 miliardi, il 27,7% del patrimonio dei fondi, e i titoli di Stato (28,3 miliardi) fanno la parte del leone. Mentre sono molto marginali gli impieghi in titoli di imprese italiane: 3,7 miliardi, meno del 3% del patrimonio, di cui 2,5 miliardi in obbligazioni e 1,2 miliardi in azioni”. Così Giovanni Maggi presidente di Assofondipensione su Il “Punto Pensioni e Lavoro”

 

 

Camillo Linguella

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