Rilanciare l’ adesione alla complementare per sperare in un futuro sereno

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Rilanciare l’adesione alla previdenza complementare dovrebbe essere un impegno condiviso fra tutte le forze politiche, mentre le parti sociali, datori di lavoro e rappresentanti dei lavoratori sono da tempo più che mai convinti di dover irrobustire questo secondo pilastro del welfare previdenziale. Seppure 8 milioni di iscritti non sono pochi, è sempre una platea molto ridotta rispetto ai 24 milioni di occupati. Certo questo numero indistinto ed indifferenziato racchiude tutta una tipologia di rapporti di lavoro da quelli a tempo indeterminato a quelli a tempo determinato. La rilevazione congiunta Istat Inps Anpal del 2019 come dimostra il grafico comunque indica una inversione di tendenza a favore del lavoro a tempo indeterminato, il che fa ben sperare sull’aumento delle adesioni alla complementare. Se si superassero i dieci milioni di iscritti avremmo una cartina di tornasole molto positiva, significherebbe che

                              fonte Istat

l’occupazione stabile aumenta ( omettiamo di aggiungere per carità di patria che quota 100 e reddito di cittadinanza hanno contribuito in maniera risibile all’incremento del mercato del lavoro), che aumentano i salari in misura tale da poter consentire il risparmio previdenziale e più in generale aumenta la fiducia complessiva dei giovani per il futuro. Certo perché questo possa accadere occorrono politiche economiche efficienti non solo, ma occorrerebbe anche mettere un punto fermo sulle regole della pensione obbligatoria pubblica. Non può continuare a subire metamorfosi, cambiamenti ed involuzioni ad ogni cambio di governo. Dalla legge Dini in poi, si era nel secolo scorso, anno 1995, ad oggi, ci sono stati una ventina di cambiamenti epocali, fino a quota 100 ( per il momento). Tutte cose che creano disorientamento ed alimentano la sfiducia nel sistema. Che in pratica si concretizza nella fuga al pensionamento. Come si dice, pochi maledetti e subito. Tuttavia poiché il clima politico almeno su questo versante ( delle pensioni) sembra navigare con maggiore serenità, è il caso di riprendere in mano il problema del rilancio delle adesioni. La forma dell’adesione contrattuale non ha dato risultati apprezzabili.
I lavoratori del settore privato hanno sei mesi di tempo dall’instaurazione del rapporto di lavoro per scegliere se aderire ad una forma di previdenza complementare o mantenere il Tfr. Nel caso in cui non fa nessuna scelta, scatta il principio di silenzio-assenso. Il silenzio assenso comporta la destinazione obbligatoria del Tfr al fondo complementare di categoria senza alcun ulteriore contributo né da parte del lavoratore né da parte del datore di lavoro.. Nel caso ci fossero più forme collettive esistenti, come ad esempio un lavoratore metalmeccanico trentino (potrebbe aderire sia al Cometa che al Laborfond), il TFR deve essere conferito a quella forma che ha ottenuto il maggior numero di adesioni esplicite da parte dei lavoratori della stessa azienda. Nel caso invece non esistesse alcuna forma di secondo pilastro il TFR verrà conferito al Fondo Residuale Inps, più noto come Fondinps, sciolto per legge ma non ancora estinto,forse perché lo si vuole trasformare nel famoso fondo pubblico di cui si parla tanto ultimamente.Il silenzio assenso possibile dal corrente anno anche per i dipendenti pubblici, non è stato neppure finora attivato.
All’atto dell’ adesione ad una forma di previdenza complementare queste sono obbligate a fornire tutta la documentazione informativa in formato cartaceo il modulo di adesione dovrà essere integrato con un’apposita sezione dedicata alla scelta della modalità con cui ricevere la documentazione informativa, rendendo chiaro, tramite una specifica avvertenza, che la documentazione relativa al fondo è disponibile sul sito web. La documentazione informativa può essere fatta su supporto informatico (CD o chiavetta  USB), fermo restando in ogni caso l’obbligo per il collocatore di tenere a disposizione del potenziale aderente copia cartacea della stessa in sede di presentazione del prodotto. A tutt’oggi neppure l’adesione On Line è una formula generalizzata di iscrizione.
Mentre il Tfr dei lavoratori del settore privato consiste in un reale accantonamento monetario, Il TFR dei dipendenti pubblici iscritti ad un fondo negoziale non viene versato durante la fase di accumulo ma solo al momento della cessazione dal servizio.  Le quote di TFR destinate a previdenza complementare sono contabilizzate dall’Inps, ex gestione Inpdap che le rivaluta annualmente. Data la sua natura figurativa non può nemmeno essere oggetto di anticipazione.
Il benchmark ombra è costituito dal rendimento del Tfr .
In un fondo ci devono essere almeno due linee di investimento differenziate per rischio e rendimento. Il lavoratore all’atto dell’adesione sceglie il comparto di investimento nel quale far confluire i versamenti contributivi . In caso di mancata scelta si intende attivata l’opzione verso un comparto identificato dal Fondo.
L’aderente successivamente può variare il comparto nel rispetto del periodo minimo di permanenza di un anno
Comparto Garantito: Il comparto garantito è la linea di investimento meno rischiosa presentata. In tale linea, inoltre, vanno ad essere investite le risorse di coloro che aderiscono in via tacita. La presenza di una garanzia consente di soddisfare le esigenze di un soggetto con una bassa propensione al rischio o ormai prossimo alla pensione. La garanzia è pari alla restituzione del capitale versato e di un rendimento minimo pari al tasso di rivalutazione del TFR .
Multilinea: E’ la possibilità offerta da alcuni fondi pensione in base alla quale è possibile ripartire contemporaneamente, nell’ambito della stessa posizione previdenziale, tra più linee di investimento i propri contributi.
Il Life cycle è un meccanismo di investimento, presente in alcuni strumenti previdenziali, con il quale la posizione individuale del lavoratore si trasferisce fra i diverse comparti di investimento a seconda dell’età anagrafica o delle fasi della vita lavorativa. Si parte con le linee a maggiore contenuto di azioni ad inizio carriera per poi spostarsi gradualmente verso linee obbligazionarie, monetarie e con minimo garantito mano a mano che ci si avvicina all’età del pensionamento.

Camillo Linguella

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