La pensione bisogna costruirsela

Scritto il alle 08:57 da [email protected]

La Storia dell’umanità si dipana attraverso percorsi prevedibili, ma misteriosi. E’ ovvio che se sono prevedibili non possono essere misteriosi. Invece sembra che sia proprio così. Per esempio si è immaginato un trend ascendente ed ininterrotto di progressi e sviluppo tecnologico e sociale. Invece, ma già dopo l’utilizzo della bomba atomica in Giappone, questo fatto doveva apparire ben chiaro, lo sviluppo tecnologico rischia di ribaltarsi contro l’uomo, si veda il problema dei cambiamenti climatici, mentre in stretta correlazione, molte delle conquiste sociali frutto di aspre lotte fra l’ottocento e fino agli anni 60/70 del 900, come il diritto universale alla salute, all’istruzione e alla penbsione vengono continuamente erosi. Questa forse è la prima geneerazione in cui i figli stanno peggio dei padri. A volte ciò è dovuto a fenomeni epocali di lungo periodo, come l’allungarsi dell’aspettativa di vita, oppure da fenomeni contingenti, come mettere un dazio su una merce o imporre sanzioni a destra e a manca, anche a Stati o popoli che non possono che subire, facendo stringere la cinghia ai propri amministrati.
Secondo l ‘European Center, l’istituto di ricerche sulle politiche sociali con sede a Vienna, in Europa 13 milioni di persone ultrasessantaquattrenni, vale a dire circa un anziano su sei, sono a rischio di povertà. Nei paesi dell’UE ultimi arrivati, in media gli anziani sono meno numerosi e hanno una vita più breve rispetto ai 15 vecchi stati membri. In quasi tutti i paesi membri, sono maggiormente esposti al rischio di povertà gli anziani rispetto alla popolazione in età lavorativa e le donne più degli uomini. Tra tutti i gruppi considerati, le donne ultrasettacinquenni sono le più esposte alla povertà. Nella maggior parte dei paesi UE le riforme dei sistemi pensionistici pubblici sono guidate principalmente dalle preoccupazioni relative agli effetti dell‘invecchiamento della popolazione e dall’esigenza di sostenibilità finanziaria piuttosto che dalla necessità di garantire un adeguato tenore di vita alle persone anziane.
Poiché non si hanno risorse per riforme che garantiscono il livello di vita delle persone quando lasceranno il mercato del lavoro, neppure però si fanno campagne promozionali per i fondi anziendali o professionali. Tuttavia, in assenza di una politica più generale di incoraggiamento del risparmio individuale e di aumento del tasso di occupazione durante il ciclo della vita, il rischio di povertà per le popolazioni anziane future nei paesi di UE è probabilmente destinato ad aumentare.
A cascata il discorso investe anche l’Italia. Sul futuro della previdenza gravitano molte nuvole e le politiche pensionistiche si muovono lungo l’asse ( maggioritaria) di favorire i pensionamenti anticipati e quella di puntare all’innalzamento dell’età in correlazione con l’aumento dell’aspettativa di vita. Emblematicamente lo scontro si sintetizza fra chi vuole il mantenimento di quota 100 e chi invece vuole abolirla. Favorire il pensionamento anticipato con l’utilizzo della previdenza complementare è lontano dai pensieri dei nostri governanti. Si fece un timido tentativo con l’introduzione della Rendita Integrativa Temporanea Anticipata ( RITA), ma niente di più, anzi sulla previdenza complementare in blocco che il buio sembra totale.
Ora la campagna Edufin promossa dal MEF con il portale Quelloche conta.gov.it cerca il rilancio del secondo pilastro.
Quando un lavoratore si convince che l’unica strada per assicurarsi una pensione decente è il ricorso alla previdenza complementare si rende conto che quella non è un’unica scelta definitiva, ma che ne deve fare a cascata sulle quali non sempre è adeguatamente preparato.
Quasi tutte le scelte sono a carico del lavoratore.

Una volta iscritto, si entra nel campo della “Alta finanza”. Le forme di previdenza complementare, si sa, investono le somme versate dai lavoratori sui mercati finanziari Investono in vari “comparti” che corrispondono a diverse linee di investimento: bisogna decidere a quale comparto di investimento iscriversi, cioè come far investire i propri soldi, se scegliere un investimento garantito oppure rischiare in prodotti con più alti rendimenti, optare per il monetario o il bilanciato.
E’ più che normale che un lavoratore qualsiasi di fronte a queste domande non sappia cosa fare, ci vogliono competenze specifiche.
Servirebbe un consulente, possibilmente terzo, che non vende prodotti o quantomeno non ha finalità di lucro. In sostanza, un giovane neoassunto trentenne versa le sue quote periodiche in un comparto di investimento a maggior componente azionaria, a maggior rischi ma con maggiori potenzialità nel lungo termine; che corrisponde al suo orizzonte temporale. Questo è un compito che può svolgere l’Inps che da qualche tempo dichiara di voler intraprendere la strada della consulenza ai cittadini. Compito che però perderebbe la sua terzietà qualora si istituisse un fondo pensione complementare  Inps.

Alla fine di Ottobre 2019 terminerà in tutta Italia il “Mese dell’Educazione Finanziaria” promosso dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, per offrire a tutti occasioni gratuite e di qualità, senza fini commerciali, per accrescere le conoscenze di base sulla gestione e programmazione delle risorse finanziarie personali e familiari.
Momenti di riflessione sulla gestione del risparmio, ma anche sui temi assicurativi e previdenziali, molti aperti alla cittadinanza.
Hanno aderito tantissime associazioni, istituzioni, imprese, università, scuole, fondazioni, pubbliche amministrazioni, fondi pensioni, associazioni di consumatori, casse previdenziali e realtà del mondo assicurativo. Speriamo di conoscere quanto prima i risultati di partecipazione che sono molto importanti da analizzare.

Camillo Linguella

 

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