Il problema non è Quota 100, ma il Reddito di cittadinanza

Scritto il alle 09:21 da clinguella@finanza

Il dibattito sul welfare state che comprende sia la previdenza che l’assistenza, oltre che la sanità eccetera, si è focalizzato essenzialmente su quota 100 fra gli aficionados del suo mantenimento non solo fino al 2021 come prevede la legge, ma anche oltre, e chi ne vuole l’immediata abolizione. Le motivazioni sostanzialmente ruotano attorno alla sostenibilità della misura e ai suoi effetti sulla spesa previdenziale che Ocse ci rinfaccia continuamente di essere troppo alta rispetto alla media degli altri paesi. Quota cento è quella misura che consente a coloro che hanno 62 anni di età e 38 di servizio di poter andare in pensione senza aspettare i 67 anni previsti dalla legge Fornero. Stiamo parlando di 38 anni, mica di 15 anni come era richiesto per le pensioni baby. Della platea dei potenziali richiedenti solo il 35% (341.000 persone) dei 970.000 stimata dal precedente Governo nell’intero triennio di vigenza, approfitterà dell’occasione. Il solo rispetto di questo dato comporterà una riduzione di spesa stimata prudentemente in 5 miliardi. C’è da dire di converso che  il contributo dato per l’occupazione giovanile è risibile, ed i pochi neoassunti , spesso hanno qualifiche non particolarmente specialistiche. Né poteva essere altrimenti. Si pensi ad esempio le imprese bancarie che in conseguenza della digitalizzazione delle procedure riducono sportelli e hanno enormi esuberi di personale. Stanno stipulando accordi per e difficilmente assumeranno di un numero equivalente. Un risultato invece apprezzabile può aversi nella Pubblica Amministrazione,   per forza di cose, perché al blocco del turn over esistente, si sommano gli effetti di quota 100 che ha svuotato soprattutto le strutture sanitarie che sono i settori che più ne hanno bisogno.
D’altra parte l’ape sociale che doveva essere la forma naturale per consentire un pre pensionamento senza aspettare il raggiungimento dei 67 anni è sostanzialmente fallita per la macchinosità deila verifica dei requisiti.
Probabilmente l’ape sociale sarà prorogata fino al 2020.ed è un fatto positivo, perchè essa non consente un pensionamento indiscriminato, ma sono rochiesti  precisi requisiti per accedere 3 anni e mezzo primn dell’età pensionabile che è 67 anni e prossimamente dovrebbe essere 67 ed 1 mese. Infatti per accedere all’Ape Sociale occorre avere 63 anni di età (e 30 anni di contributi, 36 per i lavoratori gravosi) per alcune categorie di lavoratori. Le categorie ammesse all’Ape Social sono quattro: disoccupati che hanno concluso l’indennità di disoccupazione da almeno 3 mesi con 30 anni di contributi; lavoratori che assistono familiari conviventi di 1° grado con disabilità grave da almeno 6 mesi con 30 anni di contributi; lavoratori con invalidità superiore o uguale al 74% con 30 anni di contributi; lavoratori dipendenti che svolgono un lavoro  pesante (e lo hanno svolto per almeno 6 anni negli ultimi 7) con 36 anni di contributi. Va aggiunto che le lavoratrici madri possono beneficiare di un anno di anticipo dei requisiti contributivi per ogni figlio fino a un massimo di due anni. E’ una misura equa perché tutela situazioni individuali come assistenza ai parenti oppure incapacità lavorativa con una elevata percentuale  (74%) unitamente alla tutela di coloro che oggettivamente svolgono dei lavori che “pesano” fisicamente più degli altri, oppure consente di una mano alle aziende in ristrutturazione ( ape aziendale).

Se Quota 100 venisse abolita a partire dal gennaio 2020, se non si facesse una norma transitoria di salvaguardia, come non fu fatto con la Fornero, si potrebbe rivivere il problema degli esodati.
Se Quota 100 finisce dopo i tre anni di sperimentazione si creerebbe un nuovo scalone nella notte fra il 31 dicembre 2021 e il 1 gennaio 2022, ma questo si sa già da ora.Lo scalone proposto da Maroni fu bloccato a furor di popolo. Pochi lo ricordano, ma ci fu uno scontro epocale. La legge delega 243/04, lasciando invariato il requisito contributivo di 35 anni, modificò l’età minima per accedere alla pensione di anzianità, spostandola da 57 a 60 anni a decorrere dal 2008, a 61 dal 2010 e a 62 dal 2014.. Di fronte alla immediata reazione nel 2007 ci fu l’accordo con il Governo Prodi che dallo scalone passò agli scalini ed al sistema delle quote, di cui quota 100 è una legittima filiazione. .Boeri ex presidente dell’Inps pensa di risolvere il problema reintroducendo delle penalizzazioni sull’importo pensionistico maturato. Infatti su Repubblica del 22.10.2019 così scrive: “C’è un modo, crediamo, per evitare di mangiare la polpetta all’arsenico. Consiste nel fare una riforma che estenda la libertà di scelta su quando andare in pensione, a partire da 63 anni, a tutte le generazioni che verranno, non solo a quelle oggi coinvolte da Quota 100, imponendo le riduzioni attuariali, che oggi si applicano alla sola quota contributiva delle pensioni, sull’intero importo della pensione. Vorrebbe dire oggi una riduzione mediamente di un punto e mezzo per ogni anno di anticipo rispetto alla pensione offerta da Quota 100 e, in prospettiva, ancora meno”.
Sullo stesso argomento, Alberto Brambilla,  aveva espresso le stessepreoccupazioni, ipotizzando di spostare l’età a 64 anni, ma senza penalizzazioni. Altri propongono di alzare la finestra di accesso dagli attuali 3 mesi a 6 e quelli dei dipendenti pubblici a 12.
Ma comunque parliamo sempre di prestazioni sociali a base contributiva, cioè quelle il cui costo è quasi interamente coperto dagli interessati. Non dimentichiamo che circa un quarto delle somme erogate ritorna come Irpef perché i pensionati italiani, a differenza di quelli degli altri paesi, non godono di nessuna agevolazione fiscale, tranne che per la previdenza complementare. Le pensioni non sono messe così male come è opinione comune. Secondo il Rapporto 2018 di Itinerari previdenziali i pensionati complessivi in Italia sono circa 16 milioni, se da questi si sottraggono i titolari di assegni e pensioni sociali, pensioni di guerra e percettori di prestazioni di invalidità e indennità di accompagnamento per un totale circa di 3.720.000 pensionati totalmente o parzialmente assistiti e circa 280.000 delle 716.213 pensioni indennitarie, per un totale di 4 milioni,quindi i pensionati “contributivi“, quelli cioè che hanno diritto ad una rendita in base esclusivamente ai contributi versati, sono 12 milioni. Dunque il rapporto reale fra lavoratori attivi e pensionati passa da 1,435 a 1,94, che è un dato estremamente positivo. Se si attuasse quella separazione fra Assistenza e Previdenza, invano chiesta da anni dai sindacati, le cose sarebbero molto più evidenti e servirebbe a mandare “in pensione” molte Cassandre.
Il problema reale sta nel reddito di cittadinanza, che è una prestazione esclusivamente assistenziale. Siamo passati da un approccio gradualistico del REI a quello insostenibile del RDC. Bisognerebbe fare un passo indietro, senza nullificare gli scopi e gli obiettivi del progetto, ma affinandolo sulla base degli elementi di criticità emersi finora. Il neo presidente Inps Tridico, seguace comportamentale del suo predecessore in fatto di esternazioni, per esempio ci ha sciorinato tutta una serie di cifre, domande fatte, domande accolte, domande respinte, distribuzione territoriale, Napoli capolista, eccetera, ma non ci ha fornito nessun dato su quanti hanno trovato lavoro, con quale qualifica, con quale remunerazione ed in quale parte d’Italia. Si aspetta di sapere sia pure in maniera grezza questi elementi, anche per sapere l’utilità prodotta dai Navigator , che questi si un lavoro lo hanno trovato, anche in Campania.
A tutt’oggi il portale Anpal, Agenzia Nazionale per le Politiche Attive per il Lavoro, che dovrebbe permettere l’incontro delle offerte di lavoro con la domanda di lavoro, non è ancora attivo. Su poco più di 700.000 mila nuclei familiari che hanno avuto riconosciuto il Rdc sono stati presentati circa centomila curriculum mentre le offerte di lavoro al momento non superano le 9.000 ( novemila!). Tenendo presente che le imprese che assumono per il tramite di Anpal hanno diritto ad uno sgravio contributivo fino a 780 euro mensili ( a parte il fatto che il relativo modello Inps non è ancora pronto) ci si domanda come mai così poche offerte, forse questa decontribuzione non è nota a tutte le aziende? Solo 70.000redditieri” se possiamo chiamarli così sono stati contattati per la stipula del “patto per il lavoro” di cui 50.000 sono coloro che hanno firmato, cioè il 7% del totale. E’ inutile scomodare la Montagna ed il topolino, lasciamoli per i fatti loro.
La parte positiva della questione è la previsione di un risparmio di circa 2 miliardi di euro per il corrente anno.
Hanno avuto riconosciuto il benefit 943mila nuclei, cioè circa due milioni e trecentomila persone fisiche. La spesa complessiva di quest’anno è stimata in circa 3 miliardi e mezzo. Al netto dell’aspetto assistenziale per molte famiglie del meridione che non avrebbero saputo realmente come campare, al netto di chi si arrangia con poco o tanto lavoro nero che assieme al Rdc consente di cumulare un salario decente, al netto di tutte le fattispecie già previste dal Reddito di inclusione (REI), che era effettivamente una misura di contrasto alla povertà dal carattere universale, condizionata alla valutazione della condizione economica, abolito con l’introduzione del Reddito di cittadinanza, dal 1° marzo 2019 ( Decreto legge n. 4/2019 , art. 13), al netto di tutto questo il risultato di quasi 10.000 avviamenti al lavoro, quando verranno realmente fatti, impone necessariamente una verifica e una rielaborazione di questa misura. Non serve agli interessati ed ai conti pubblici trasformarlo in un tabù.

 

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 7.3/10 (3 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: +1 (from 3 votes)
Il problema non è Quota 100, ma il Reddito di cittadinanza, 7.3 out of 10 based on 3 ratings
Nessun commento Commenta

Articoli dal Network
Un nuovo caso Madoff alle porte? La questione è molto più complessa di quanto possiamo immaginar
Aperture del mattino in profondo rosso. Andiamo a vedere le movimentazioni di portafoglio degli oper
Mentre alcuni analisti ed economisti, case di investimento, in preda al panico continuano a sugg
In questi giorni di grande tensione, inizio a sentire il peso di tutto quanto sto vivendo. Sia a
FTSE MIB INDEX Setup e Angoli di Gann Setup Annuale: ultimi: 2016/2017 (range 15017/23133 ) [ u
Consumatore USA: in questo contesto occorre focalizzarsi con attenzione sul suo ruolo e sulle aspe
Ftse Mib: oggi il Ftse Mib ci riprova a rimbalzare dopo il tentativo fallito della seduta di ieri c
Con la collaborazione dell’amico John, che ha contribuito attivamente con un post di altissimo
La crisi che stiamo vivendo, condita da un copioso Fly to quality dovuto ad un Risk Off generali
Per il momento economia e finanza le lasciamo da parte, ormai anche un bambino ha compreso che n