Risale la propensione al risparmio ed il 54% opta per la previdenza

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Gli italiani continuano a caratterizzarsi per l’alta propensione al risparmio ma non avendo eccessiva fiducia sul futuro e ancora meno nel grado di tutela offerto dal welfare istituzionale, sempre più ristretto a favore delle aziende medio e grandi, anche se non sono proprio esperti finanziari, sanno che il tempo dei grandi rendimenti dei titoli pubblici è ormai finito, non sanno come investire e se conviene investire. A ciò si unisce la naturale diffidenza verso i consulenti, dopo le esperienze dovute ai “consigli” forniti da alcune banche nel recente passato che li hanno letteralmente spogliati. Tuttavia, i risparmiatori italiani non possono evitare del tutto il ricorso ad esperti, anzi sono sempre più interessati ad una “consulenza a tutto tondo”: tendono infatti a coinvolgere i consulenti nella gestione non solo degli investimenti finanziari, ma di tutto il patrimonio familiare: dalla protezione del “capitale umano”, all’analisi della situazione previdenziale, alla valutazione degli immobili, alla pianificazione successoria.
È quanto emerge dalla ricerca realizzata da SWG in collaborazione con CNP Partners, società del Gruppo CNP Assurances. Lo studio, realizzato con metodo misto (CATI/CAWI) si basa su un campione di 1000 persone, di età compresa fra i 35 e i 70 anni, sulle decisioni finanziarie delle famiglie.
Dallo studio emergono diverse tipologie di risparmiatori, accomunati da un reddito familiare medio-alto.
• I più “audaci” e attivi fra gli investitori, in maggioranza uomini, di età compresa fra i 55 e i 70 anni.
Si tratta di investitori con un profilo di rischio più elevato, orientati prioritariamente verso investimenti che si apprezzino nel tempo (nel 42% dei casi), secondariamente verso la protezione il capitale (29%). Monitorano il loro portafoglio d’investimento con grande frequenza, in media 2,5 volte a settimana.
Sono fra gli investitori più interessati ad una consulenza “a 360° gradi” da parte dei consulenti: nel 55% dei casi per la scelta delle coperture assicurative personali e per la famiglia, nel 54% per l’analisi della situazione previdenziale, nel 43% per l’analisi del patrimonio immobiliare e nel 38% dei casi per la pianificazione successoria.
• I risparmiatori “ prudenti “, in maggioranza uomini di età compresa fra i 35 e i 44 anni.
Si tratta di investitori più “conservativi”, che nel 61% dei casi puntano a proteggere il capitale, mentre nel 25% puntano ad incrementarlo nel tempo. Monitorano l’andamento dei loro investimenti 1,3 volte a settimana. È interessante notare che il 23% di loro segnala che le scelte di investimento sono influenzate anche dalla “comprensibilità” dei prodotti.
• I risparmiatori “parsimoniosi“, in maggioranza donne con reddito da lavoro dipendente, di età compresa fra i 35 e i 54 anni.
Per quanto riguarda gli obiettivi d’investimento, nel 56% dei casi sono interessati a proteggere il capitale, mentre il 33% punta ad una crescita di valore nel tempo. La comprensibilità dei prodotti è un tema sollevato dal 27% degli intervistati.
Il 53% di questi risparmiatori è propenso alla scelta delle coperture a protezione del capitale umano, il 45% nell’analisi della situazione previdenziale e il 30% rispettivamente nella valutazione degli immobili di proprietà e della successione.
• Gli “edonisti“, ovvero i più estranei al mondo degli investimenti finanziari, sono in maggioranza uomini, di età compresa fra i 55 e i 64 anni, che vivono nel 67% dei casi una situazione economica poco soddisfacente.. La complessità dei prodotti finanziari è per loro un tema di particolare rilevanza, evidenziato da circa il 30% degli intervistati.
La scelta di coperture assicurative in linea con i loro bisogni è del 58%, della situazione previdenziale è del 54%..Il piccolo risparmiatore – lavoratore dipendente guarda con interesse al risparmio di lungo periodo, secondo il motto chi va piano va sano e lontano e privilegia la previdenza complementare perché rispetto ad esempio ai Buoni postali, può dare dei rendimenti più alti e, trasformato il capitale in rendita vitalizia, la vecchiaia può avere meno incognite. Questa necessità è amplificata dal fatto che vivendo sempre più senza il supporto della famiglia, basti pensare all’aumento esponenziale dei single, il bastone della vecchiaia uno deve costruirselo da solo.
Alla riacquistata capacità di risparmio, i consumi hanno registrato un’inversione di tendenza in positivo, nonostante il convincimento di molti specialisti del settore che una nuova crisi potrebbe essere dietro l’angolo. La nuova capacità di risparmio non si traduce in investimenti, gli italiani preferiscono mettere il contante sotto la mattonella o nei conti correnti che registrano infatti un aumento del 4%. E’ questo il risultato dell’indagine commissionata ad Ipsos dall’Acri, l’associazione delle fondazioni di origine bancaria della novantacinquesima giornata del risparmio, celebrata a Roma il 31 ottobre 2019 alla presenza del governatore delle Banca d’Italia e del ministro per l’Economia.
Il 35% pensa che non esiste un investimento ideale, anzi l’ìdeale è non investire e spendere i soldi.
In sintesi
• Gli italiani vivono la contraddizione di un Paese non ancora del tutto uscito dalla crisi precedente (83%) e avvertono il rischio di una nuova crisi (39%).

• Si percepiscono le contraddizioni legate alla disuguaglianza, alle quali si affianca un’emergenza climatica (per il 59% le due emergenze hanno un uguale importanza).

• L’Europa di oggi delude (51% non ha fiducia), ma appena si riflette sul futuro si ha la consapevolezza che sarebbe un grave errore uscire dall’Unione Europea (73%) e che l’Euro sarà sempre più vantaggioso col passare degli anni (60%).

• Per molti italiani la situazione personale è soddisfacente (59%), e vivono con buona o maggiore tranquillità (47%). Migliora la capacità di risparmio (il 42% delle famiglie riesce a risparmiare) cui si affianca una maggiore rilassatezza nei consumi (in aumento semi-durevoli, da -3 a +10 % famiglie che variano i consumi, e si attenua la riduzione per la cura di sé, da 14 a -6 ed il fuori casa, da -30 a -21). L’incremento maggiore si ha per telefonia e internet.

• Non perde vigore la predilezione degli italiani per la liquidità (63%), sia per indole, sia per trovarsi più preparati in un contesto incerto; nella gestione del risparmio, emerge il desiderio di impatto sociale e ambientale positivo delle proprie scelte di risparmio (22%). Le stime parlano di 150 miliardi di euro, il 10% dell’ intero Pil, un’ enorme liquidità» che alimenta l’ economia sommersa che rafforza l’idea di norme per l’ uso della moneta elettronica.

Secondo l’Abi siamo agli ultimi posti in Europa, seguiti solo da Bulgaria, Grecia e Romania anche se c’è un costante aumento dei pagamenti elettronici in conseguenza dell’homebanking e dell’ e-commerce.

• Cresce infine la consapevolezza degli italiani rispetto ai temi della sostenibilità (71% ne ha sentito parlare), e di conseguenza la loro preoccupazione, che determina una volontà di agire in prima persona sia come consumatore (52% più attento nei consumi), sia come risparmiatore (36% più attento negli investimenti). La sostenibilità sembra diventare quasi un prerequisito, piuttosto che un elemento di differenziazione, che in futuro non potrà non essere soddisfatto.
Circa la previdenza complementare, il risparmio previdenziale, alla fine di settembre 2019, dati Covip, le risorse in gestione complessivamente destinate alle prestazioni ammontano a 180 miliardi di euro, di questa massa di risorse meno del 10% è investito nell’economia domestica.

 

Camillo Linguella

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