Parigi brucia sulle pensioni

Scritto il alle 09:23 da clinguella@finanza

Alle piazze in fibrillazione in tutto il mondo, si unisce anche quella di Parigi che  protesta contro il governo. Il 5 dicembre 2019 nel corso del corteo di protesta sulle pensioni, la città è stata devastata. Veramente si tratta di un ritorno di fiamma, dopo le proteste dei gilet gialli che comunque sembravano aver esaurito la spinta propulsiva.
Ma non si tratta di un reazione istintiva ed immediata ad un provvedimento vessatorio ed imprevisto, ma uan protesta ad una riforma annunciata. Macron nel suo programma elettorale che gli valse la nomina a presidente della Repubblica a furor di popolo, aveva appunto inserito la modifica previdenziale.
Nel settembre 2017 il governo francese ha istituito pertanto una Commissione sulla riforma delle pensioni con lo scopo di preparare una legge  che introducesse un sistema universale basato sui cosiddetti “punti pensione”. La Commissione ha pubblicato le sue proposte di modifica  nel luglio 2019. Il sistema proposto, se realizzato, attua una profonda revisione del panorama pensionistico francese, che è altamente frammentato in 42 forme pensionistiche di categoria. Per fare un’analogia, sarebbe una specie di legge Dini, fatta in Italia nel 1995 che armonizzò con regole comuni tutta la previdenza italiana, tranne alcuni comparti, come quello delle Forze Armate e Sicurezza. Il nuovo sistema si baserebbe su regole comuni sia per i contributi che per il calcolo della pensione, semplificando drasticamente quello attuale, collegando i saldi finanziari alle tendenze della produttività del lavoro, perché il sistema di finanziamento rimane quello a ripartizione, come da noi. Sono stati aperti dei tavoli negoziali con le principali parti interessate con l’obiettivo di far votare la legge nel 2020. Le categorie coinvolte non ci stanno e chiamando alle armi tutti i dipendenti francesi, banalmente, si battono per la conservazione dei loro privilegi di categoria, usando le altre che pagando le tasse, contribuiscono a mantenerli in vita.

Il sistema francese attualmente in vigore

In Francia la pensione di base è integrata, per i dipendenti del settore privato, dalla pensione complementare obbligatoria ARRCO-AGIRC, ugualmente basata sul meccanismo della ripartizione.
Le pensioni di base del regime generale sono erogate dai seguenti enti:
le casse (regionali) di assicurazione per la pensione e di salute sul lavoro (CARSAT),
la cassa regionale di assicurazione malattia d’Île-de-France – CRAMIF (nella regione parigina),
le casse generali di sicurezza sociale – CGSS (nei dipartimenti francesi d’oltremare),
la CSS a Mayotte.
Età pensionabile: 62 anni. Età pensionabile con pensione ad aliquota piena: 67 anni (età pensionabile + 5 anni) per i nati dal 1955 in poi. La riforma prevede anche l’aggancio alla speranza di vita.
I dipendenti al compimento del 62mo anno possono continuare a lavorare  per  ottenere una maggiorazione della pensione (bonus).
Il prepensionamento è possibile in caso di handicap, lunga carriera o gravosità del lavoro.
Calcolo della pensione  nel regime generale
L’importo della pensione dipende da tre elementi:
• stipendio di base o stipendio medio annuo (SAM): lo stipendio medio annuo rappresenta gli stipendi (rivalutati) sui quali sono stati versati i contributi. Lo stipendio medio annuo è calcolato sulla base dei 25 anni migliori di carriera;
• aliquota di liquidazione: l’aliquota massima del 50% è modificata da un coefficiente di minorazione determinato in funzione del numero di trimestri mancanti per usufruire dell’aliquota piena, prendendo in considerazione l’anzianità assicurativa e l’età; viene scelto l’importo più favorevole per l’interessato. L’aliquota minima è fissata al 37,5%;
• anzianità assicurativa, compresi i periodi equiparati, che permette di determinare l’aliquota di liquidazione della pensione tra l’età pensionabile e l’età di attribuzione automatica dell’aliquota piena. L’aliquota piena è data dall’anzianità assicurativa (tra i 166 e i 172 trimestri, a seconda dell’anno di nascita), dall’età o dall’appartenenza ad una specifica categoria (inabili al lavoro, reduci e prigionieri di guerra, operaie madri di famiglia che abbiano allevato tre o più figli).
La determinazione dell’aliquota di liquidazione della pensione dipende dall’anzianità assicurativa.
Con la riforma proposta ogni euro versato di contributi darà diritto alla stessa prestazione pensionistica, a prescindere dalla categoria di appartenenza, la pensione non sarà più calcolata sugli stipendi migliori di 25 anni per i privati o sugli ultimi 6 mesi per i dipendenti pubblici,ma su tutta la vita lavorativa. E le ragioni della protesta si annidano proprio su questo punto, perchè il rendimento finale si abbassa di molto per alcuni e con qualche timido vantaggio per altri. D’altra parte il sistema contributivo in vigore in Italia prende anch’esso in esame tutti gli stipendi maturati e la prospettiva è quella di percepire una pensione di circa 700 euro mensili, cioè una volta e meszzo l’assegno sociale.

 

Camillo Linguella

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