Nonostante l’indifferenza del governo la complementare cresce

Scritto il alle 09:10 da clinguella@finanza

A circa un anno dal varo delle misure assistenziali e previdenziali che hanno introdotto nel campo della sicurezza e dell’assistenza sociale due nuovi istituti del reddito di cittadinanza e di quota 100, confermate senza alcuna modifica nella legge finanziaria 2020 già approvata al Senato, l’opinione dei settori interessati sia i proponenti e gli oppositori, ora passati al governo, e i beneficiari , non esiste ancora un’opinione univoca sugli effetti di queste misure: E non poteva essere altrimenti, troppo radicata negli italiani la ricerca degli elementi che dividono da quelli che uniscono, unita all’abitudine di formulare tranchant giudizi manichei. Il governo aveva stimato una platea di richiedenti fino a 650.000 lavoratori. Tuttavia, INPS, stima che entro la fine di quest’anno il numero sarà di circa 205.000.
Il numero di lavoratori inferiore al previsto è dovuto al fatto che c’è una riduzione dell’importo dell’assegno collegato ai minor anni di lavoro, per cui è stata richiesta in primis da coloro che realmente avevano problemi personali o familiari, di quelli che non ce la facevano più a svolgere il lavoro o di coloro che lucidamente hanno progettato di lavorare in nero. Quota 100, oltre alle altre misure che consentono il pensionamento anticipato a specifiche categorie di lavoratori,come l’Ape sociale e Opzione Donna, costerà fino a 30 miliardi di euro fino al 2027, che è di gran lunga inferiore ai 46 miliardi di euro stanziati dal governo.E meno male che c’è questa minore spesa, che anche se non si è tradotta in risparmio, almeno riduce l’indebitamento ( in teoria). In tutto questo periodo il governo si è ben guardato di dare un segno di attenzione alla previdenza complementare o cominciare a dettare delle regole sulla sanità integrativa, che è diventata un vero far west.


Ma ciò nonostante “Il secondo pilastro resiste all’incuria del governo” come ha fatto lucidamente rilevare un osservatore dall’estero, Carlo Svaluto Moreolo che su IPE.com segnala come la previdenza complementare italiana non solo resiste ma si incrementa anche.

Fonte IPE.com

A livello governativo e parlamentare, la discussione sul futuro del sistema pensionistico italiano sembra essere bloccata sulle pensioni del primo pilastro. Gli inviti a rafforzare ulteriormente il sistema del secondo pilastro sono stati ampiamente ignorati. L’ignavia del governo per i fondi pensione del secondo pilastro è stato evidenziato nella riunione di fine anno  di Assofondipensione, l’associazioni di fondi negoziali complementari italiani.
Ma come si diceva nel corso del 2019 i fondi complementari sono ulteriormente cresciuti. La COVIP, l’autorità di vigilanza sui dei fondi pensione ha fatto presente che le adesioni alle pensioni del secondo pilastro sono aumentate del 4,9% tra il 2017 e il 2018, raggiungendo i 7,9 milioni di iscritti, ovvero il 30,2% della forza lavoro. Numerosi fondi pensione di categoria, in particolare, stanno crescendo grazie a un meccanismo dell’adesione contrattuale introdotta da sindacati e associazioni dei datori di lavoro. Le attività nel settore del secondo pilastro sono aumentate del 3% nel 2018, raggiungendo i 167 miliardi di euro. Anche se è un patrimonio consistente, rimane piuttosto basso se confrontato ad altri paesi e al PIL italiano (9,5%). I fondi sono solidi, nonostante lo stato di debolezza del mercato del lavoro italiano. Nel complesso hanno incassato 16,3 miliardi di euro di contributi nel 2018.
Attualmente i fondi pensione sono impegnati nell’attuazione i requisiti della direttiva IORP II dell’UE, che comporta cambiamenti significativi nel loro modo di operare. Ma oltre che dalla Ue i Fondi si aspettano qualche misura incentivante direttamente dal governo italiano, di cui attualmente non c’è nessuna traccia all’orizzonte.

Camillo Linguella

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