La novità delle pensioni 2020 è che non ci sono novità

Scritto il alle 09:01 da clinguella@finanza

Passata a spron battuto al Senato, la legge di bilancio 2020 quasi certamente diventerà legge subito dopo Natale e prima di capodanno per evitare l’esercizio del Bilancio provvisorio che, dicono sarebbe una iattura per l’economia italiana. E lo si dice seriamente, mica per fare una battuta, come se la nostra economia fosse tutta rose e fiori e un giorno di ritardo comporterebbe la catastrofe irrimediabile.
La novità sulle pensioni è che non ci sono novità, si sono le proroghe previste da tempo e forse da luglio potrebbe cambiare qualcosa se da gennaio partono i tavoli tecnici con i sindacati. E se lavoreranno le Commissioni tecniche di studio rimesse in ballo un’altra volta. L’unica reale novità è la possibilità di riscattare fino a 10 anni periodi contributivi vuoti per maturare la pensione

Il comma 474 ripropone la commissione sulla gravosità dei lavori. Infatti prevede che con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, è istituita una Commissione tecnica incaricata di studiare la gravosità delle occupazioni, anche in relazione all’età anagrafica e alle condizioni soggettive dei lavoratori e delle lavoratrici, anche derivanti dall’esposizione ambientale o diretta ad agenti patogeni. Analoga commissione fu già istituita con la Legge di Bilancio 2018 all’art. 1, comma 155 ma mai nominata.
La Commissione concluderà se mai sarà nominata, i lavori entro il 31 dicembre 2020 ed entro i dieci giorni successivi il Governo presenterà alle Camere una relazione sugli esiti dei lavori .
Il successivo comma 475 istituisce daccapo analoga commissione già prevista nel 2018 sempre con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è istituita una Commissione tecnica di studio sulla classificazione e comparazione,a livello europeo e internazionale, della spesa pubblica nazionale per finalità previdenziali e assistenziali.
Il comma 477 dispone la rivalutazione automatica delle pensioni per il periodo 2020-2021 . Pochi spiccioli, niente a che vedere con il taglio del cuneo fiscale dal prossimo luglio che dovrebbe comportare aumenti più sostanziosi in busta paga
L’aumento sarà di 15 euro al mese per tutti coloro che  beneficiano del bonus di 80 euro, avendo un reddito compreso tra gli 8 mila e 24 mila euro lordi all’anno; di 33 euro  per chi percepisce un bonus parziale ed ha un reddito compreso tra i 24 mila ed i 26.600 euro lordi all’anno; di 95 euro  per chi non gode del bonus di 80 euro ed ha un reddito tra i 26.600 e 35 mila euro.
Per la detassazione sulle pensioni siamo ancora in altissimo mare. Come pure non si parla prorio di avvio della 14^ per tutti i pensionati.
Il comma 483 invece prevede l’iscrizione al fondo credito dei pubblici dipendenti oggi esclusi. I pensionati già dipendenti pubblici che fruiscono di trattamento a carico della Gestione speciale di previdenza dei dipendenti dell’amministrazione pubblica, già iscritti all’INPDAP nonché i dipendenti o pensionati di enti e amministrazioni pubbliche di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, iscritti ai fini pensionistici presso enti o gestioni previdenziali diverse dalla predetta Gestione speciale di previdenza, che alla data di entrata in vigore della leggedi bilancio 2020 non sono iscritti , possono aderire previa comunicazione  all’INPS .

Nel frattempo c’è da segnalare l’accordo Inps-Sant’Egidio per l’inclusione sociale delle fasce più deboli della popolazione.
Il 12 dicembre 2019 il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, e il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, hanno firmato un accordo che ha l’obiettivo di favorire l’inclusione sociale, la formazione e l’assistenza alle fasce più deboli della popolazione. L’intesa prevede la collaborazione tra “INPS per tutti” e il progetto sperimentale di Sant’Egidio “Roma per tutti”, con la creazione, nella zona Est della Capitale, di un centro di integrazione per facilitare l’erogazione dei servizi di base e il loro accesso alle persone in condizioni di fragilità e a tutti i cittadini che rischiano di restarne esclusi. L’auspicio è quello di istituire in futuro nuovi “punti territoriali” all’interno dei grandi centri urbani nell’intero territorio nazionale. Per il presidente dell’Inps si tratta di “un progetto importante perché contribuisce ad intercettare chi ha bisogno ma, a causa delle sue condizioni di vita, non riesce a godere pienamente dei suoi diritti”. “L’accordo – commenta il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo – risponde alle domande di chi vive ai margini e bisogna andare a cercare nei luoghi più difficili delle nostre città, una sinergia positiva al servizio di tanti poveri con i quali siamo in contatto tutti i giorni”. Quest’accordo segna un deciso cambio di rotta, encomiabile, nella mission dell’Inps che da ente erogatore di prestazioni socio assistenziale diventa un soggetto attivo di inclusione sociale attività finora svolta ai sensi di legge 328/2000 principalmente dai Comuni e Regioni e dalle ONG.

La Legge 8 novembre 2000, n. 328, la legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, indicando i principi generali e le finalità della legge, all’art. 1 precisa che la Repubblica assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali, promuove interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza, previene, elimina o riduce le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia.
La programmazione e l’organizzazione degli interventi e servizi sociali compete agli enti locali, alle regioni ed allo Stato, secondo i principi di sussidiarietà, cooperazione, efficacia, efficienza ed economicità, omogeneità, copertura finanziaria e patrimoniale, responsabilità ed unicità dell’amministrazione, autonomia organizzativa e regolamentare degli enti locali.
Gli enti locali, le regioni e lo Stato, riconoscono e agevolano il ruolo degli organismi non lucrativi di utilità sociale, degli organismi della cooperazione, delle associazioni e degli enti di promozione sociale, delle fondazioni e degli enti di patronato, delle organizzazioni di volontariato, degli enti riconosciuti delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato specifici accordi.
Il sistema ha tra gli scopi anche la promozione della solidarietà sociale, con la valorizzazione delle iniziative delle persone, dei nuclei familiari, delle forme di auto-aiuto e di reciprocità e della solidarietà organizzata.
Vuol dire che in cambio, per l’aiuto che viene loro dato, i dipendenti di  enti locali ed Ong daranno una mano all’Inps per ridurre i tempi di erogazione delle pensioni, della Naspi ecc. che in alcuni casi, a causa dei lunghi tempi di erogazione, contribuiscono ad alimentare il disagio sociale.

Camillo Linguella

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